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selvaggSorretto dall'intelligenza, l'uomo catturò e ridusse alle sue volontà, animali di lui più forti, diffidentissimi, pericolosi e non privi di astuzia; per cui in sì gigantesca lotta , egli affinò l'ingegno e applicò le necessarie misure protettive e costrittive.
Il problema di fondo consisteva nel catturare vive le bestie, e tali mantenerle e conservarle, riducendole all'impotenza, costringendole in cattività ma, consentendo loro, nel contempo, la possibilità di muoversi con controllata libertà, nutrirsi e anche accoppiarsi.
Per soddisfare alle predette necessità l'uomo ideò e applicò le pastoie, sistemi di contenimento delle bestie di cui i nostri pastori, dopo svariati millenni, ancora applicano, a seconda delle specie animali.

Le pastoie, pur consentendo alle bestie la mobilità strettamente necessaria per depascere e abbeverarsi regolarmente, non permettono, a queste, la fuga e l'uso dei loro micidiali mezzi di offesa.

Esse variano a seconda delle specie animali, per cui se ne conoscono per bovini, equini, ovini, e suini.

Al cavallo, per non mordere, l'uomo ha applicato la cavezza, prototipa del ferro, come si osserva in due interessanti incisioni del paleolitico superiore; una su corno, reperita a Saint Michel d'Arudy, e l'altra su osso, di Mas d'Azil, in cui sono raffigurati cavalli con cavezza, già studiati dal Piette1.

Sistemi di contenimento si osservano anche nelle pitture della tomba di Ti, presso Saccara, della V Dinastia, XXVIII sec. a.C. circa.

I sistemi di contenimento ancora usati dai sardi pastori e allevatori risalenti ad antiche, remote origini sono i seguenti:

trobid1) Trobidura o trobea de ananti: quando con una fune si legano gli anteriori, per modo che la bestia, con brevi passi o a salti, si possa spostare, pascolare, bere, coricarsi ma non compiere i salti d'accoppiamento, per l'impossibilità di divaricare gli anteriori.

2) Trobidura o trobea de segus: quando la pastoia di fune si applica ai posteriori e in questo caso l'animale può muoversi a salti, pascolare, bere, coricarsi e compiere i salti rimanendo liberi gli anteriori di divaricarsi. Usato per gli equini.


travad3) Travadura de ladu: quando con la fune si legano gli anteriori e dal mezzo della pastoia, tra gamba e gamba, parte una seconda fune legata ad un posteriore. Usato per gli equini. Questo contenimento che consente alla bestia di muoversi lentamente, depascere, bere e coricarsi si applica agli equini recalcitranti, particolarmente alle femmine, perché non offendano i maschi preposti all'accoppiamento. Usato per gli equini e bovini.


travad4) Travadura de traessu: quando la fune lega, sempre a distanza, normale, l'anteriore destro col posteriore sinistro o viceversa, con funzioni pressoché identiche alla precedente pastoia.





affurcatAffurcadura de anante: quando, sopra la noce dell'anteriore, viene assicurata una forcella di legno che si prolunga lateralmente oltre l'arto anteriore, per modo che, nel camminare, la bestia è intralciata dal prolungamento rigido della forcella. Usato principalmente per bovini e suini.




5) Paschidorza: è un sistema ancora in uso, consistente nel legare a nodo fisso, con una lunga fune, il collo degli equini o le corna dei bovini, assicurando l'altro capo della fune ad un albero o cespuglio, per poter pascolare liberamente nell'area limitata al raggio della stessa fune. Applicato anche agli ovini e caprini.

Detti sistemi di contenimento, l'uomo li ideò e applicò a seconda delle circostanze e le necessità allevatorie, come la varietà stessa dei sistemi rivela.

Oggi si è perduto, a distanza di millenni, l'uso originario di ogni sistema e la sua applicazione a seconda dei casi, in quanto l'addomesticamento raggiunto, sino alla mansuetudine, dei nostri animali domestici, li ha resi se non inutili, di scarsa applicazione, avendo l'uomo escogitato sistemi, dinanzi ai quali, quelli preistorici, hanno perduto in parte l'originaria loro funzione ed efficacia, o quanto meno non vengono più applicati intenzionalmente con lo stesso fine con cui li applicavano i preistorici, non presentandosi le necessità di allora.

Il sistema di contenimento, oggi applicato al cavallo, che fu dai sardi utilizzato, come cavalcatura in periodo preromano, se non più tardi, è da credere che, nella preistoria, sia stato, dai sardi, applicato al muflone e alla mufla, che furono i primi selvatici ad interessare l'economia umana per ridurli in stato domestico; o anche al cinghiale.

I sistemi di contenimento, per una stessa bestia, dovevano essere diversi e variabili, per necessità immediate, in quanto non si poteva contenere una bestia sempre con lo stesso sistema senza causare, nelle parti in cui veniva legata, immancabili abrasioni, e quindi arrossamento della pelle e conseguente gonfiore con sanguinolenti ulcerazioni e quindi la cancrena, provocando l'inabilità e, talvolta, chissà quante, la perdita della bestia.

Era quindi necessario, una volta fatta l'esperienza, variare in ogni tanto, il sistema si contenimento, liberando gli arti fino allora contenuti, per contenere, legare gli altri fino allora lasciati liberi; consentendo, così, alla bestia anche maggiori movimenti, una certa maggior libertà per assuefarla alla domesticità. Il contenimento deve essere stato, quindi, a costrizione decrescente, passando dai sistemi più drastici a quelli meno rigidi, tali da liberare lentamente l'animale, una volta reso avvicinabile e meno selvaggio, ridotto alla semidomesticità, se non totale addomesticamento, il che sarà avvenuto per gradi e per via di diverse generazioni.2


1 PIETTE E., Le chevétre et la semi-domestication des animaux aux temps pléistocènes. L'Antrhopologie, t. XVII, 1906; PIETREMENT, Les origines du Cheval Domestique, ecc., Paris, 1870;
2 F.CHERCHI PABA, L'evoluzione storica ... Op. cit., pp. 17-24; I sistemi di contenimento qui illustrati, riferiti al cavallo, debbono intendersi per il muflone e il bue posto che il cavallo venne adottato nell'isola assai tardi nell'agricoltura.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 14 Luglio 2019 20:38 )