Ainu,
Log. e Sett.; Molenti, Mer.; Asino, Ital.
Oh la paziente bestia, il sardo camelo! Quanta istruzione tu non
porgi all'uomo! Quanti avvenimenti, quante savie ammonizioni gli
uomini non ritraggono dal tuo pacato istinto!
Tu il simbolo della pazienza, e dell'irascibilità, della bellezza
e della deformità, dell'ignoranza e della saviezza, della fatica
e dell'inerzia, dell'ostinatezza e della docilità, della ricchezza
e della miseria, della temperanza e della lascivia!
Tu vivi nelle
case cogli uomini, ed hai il privilegio di entrare nei loro appartamenti,
addimesticandoti con loro; eppure sei il più abbietto: piccolo,
sei accarezzato e baciato; grande, odiato ed avvilito, e di te
un ammasso di paradossi formarono gli uomini!
Da te i poeti antichi
trassero belli avvisi (Om., Iliade, lib. XI) coi paragoni
di un Eroe che mostra fortezza e valore. -
I Patriarchi ed i Profeti
attinsero dai tuoi attributi sublimi e graziosi concetti di tanti
vaticini (Gen. XLIX, 14; Jud. XII, 13, ecc.).
I moderni fecero
elogi delle tue qualità: Le molente sarde, petit, agile, infaticable,
plein de force, de feu, d'intelligence et de docilitè. n'a rien
de la lurdeur, de la mauvaise gráce, ou de l'obstination de baudet,
Valery, Voyage, p. 67.
- Est mezus ainu biu qui non doctore (altr. caddu) mortu. È meglio asino vivo che dottore morto. Lat. Melior est
asinus vivus leone mortuo. Vale meglio una cosa piccola e goderla,
che una grande ed aspettarla. Metaf. dei piaceri e delle virtù.
Prov. Epicureo, nel senso dell'Eccl. IX, 4. Canis vivus melior
est leone morto.
- Prende s'ainu inue narat su padronu, et si morit, est a contu
de su padronu. Legate l'asino dove vuole il padrone e se
muore è a carico suo. Si avverte l'obbedienza cieca che molte
volte non è prudenza.
- Tantu pro tantu s'ainu si lu mandigat. Tanto per tanto
sel mangia l'asino. Dicesi di una cosa superflua che si regala,
e non ha che farsene.
Samunare sa conca ad s'ainu. Lavar la testa all'asino. Lat. Asino caput lavare.
Sa sedda istat male ad s'ainu. Ital. Mal la sella sta
a l'asino. Dicesi quando una cosa non istà bene ad uno, o
che no è degno di possederla.
S'ainu s'abbizzat de su henaru da qui qu'est passadu. L'asino s'avvede della primavera dopo passata. Dicesi di
uno che non profitta del tempo, e dell'opportunità, presa la simil.
Dall'asino che nella primavera a vece di profittare dell'erba
si dà agli amori, e venuta la state si dà a mangiar l'erba.
Fagher sa resessida de s'aineddu. Altr. Fagher sa resessida
de su pudderigu de s'ainu. Far la riuscita dell'asinello. Dicesi ad uno che è brutto, mentre piccolo era bello. Metaf. Di
altre cose morali. Ital. Buon papero e cattiva oca.
Si ti dat a calche s'ainu non bilu torres. Se ti dà
a calce l'asino non restituirglielo. Vale, non risponder allo
stolto. Non pagar colla stessa moneta.
Si torras su calche ad s'ainu, dolet plus a tie. Se restituite il calce all'asino, duole più a voi. Cioè
scomparite voi; e siete più stolto.
Mortu ipsu, mortu un ainu de Roseddu. Morto egli, morto
un asino di Rosello. Prov. Da Sassari dove gli asini portano
l'acqua della fontana chiamata Rosello. Vedi Ortografia Sarda,
parte II, p. 205.
Non est bonu a nde bogare mancu un'ainu dai presone. Non
è buono né manco a scarcerare un asino. Ital. Si affogherebbe
in un bicchier d'acqua. Dicesi ad uno che non sa distrigarsi
neppure in cose frivole.
S'ainu non mandigat pibere. L'asino non mangia pepe. Lat. Quid asinus de pipere? Dei leziosi.
S'ainu non connoschet sa coa finzas qui non la perdet. L'asino non apprezza la coda se non quando la perde. Cioè,
il bene non si conosce se non quando si perde. Dunque bisogna
aver previdenza.
S'ainu corrigidu una bolta faghet de conca. L'asino
corretto una volta fa di testa. Vale, che uno debba intender
l'ammonizione dalla prima volta.
S'ainu da qui non podet plus si corcat. Per più non
potere l'uomo si lascia cadere, Pesc. Dicesi di uno che oppresso
dalle fatiche non può eseguire l'opera comandata. Più per indicare
d'essere molto gravosa.
Quie non timet, morit che ainu. Chi non teme, muore
come un asino. Sapiens semper timet, Proverb. XIV, 16. Avvertenza
ai temerari.
Samuna sa cabitta ad s'ainu, ainu est, et ainu s'istat. Lavate la testa all'asino, asino è, ed asino sarà. Dicesi
ad uno ostinato.
Delicadu que i s'ainu. Delicato come l'asino. Dicesi
di uno schizzinoso, presa la simil. dall'asino che è il più pulito
nel bevere.
Unu contu faghet s'ainu, a'ateru s'ainarzu. Un conto
fa l'asino, e l'altro il conduttore degli asini. Dicesi quando
uno fa un disegno, ed il superiore comanda il contrario. Oppure
quando non riesce un progetto.
Sa ruta de s'ainu est pejus de sa de su caddu. La caduta
dall'asino, è peggiore di quella dal cavallo. Prov. Letteralmente
vero, perché essendo piccoli gli asini, la persona non può aiutarsi
cadendo, al contrario nel cavallo. Metaf. Dicesi di un male piccolo
che ha funesti effetti.
S'ainu fumidu non timet su fuste. L'asino affamato
non teme il bastone. Lat. e Gr. Asinus esuriens fustem negligit.
Dicesi di quelli che oppressi dal bisogno non si curano di beffe
o di vergogna.
Non ischire si non su caminu de s'ainu. Non saper altro
che la strada dell'asino. Dicesi di quelli che sanno una sola
scienza, presa la simil. dall'asinello che batte sempre la stessa
strada intorno alla macina. Saper una cosa ovvia che sanno tutti.
S'ainu l'hat battidu, s'ainu silu mandigat. L'asino
l'ha portato, l'asino sel mangia. Dicesi allorquando uno porta
un regalo, o altra cosa, ed egli è il primo a parteciparne.
A trabagliare si narat ad s'ainu. A lavorare si dice
all'asino. Sogliono così rispondere quelli che sono diligenti
nel lavoro, e che non hanno bisogno di stimolo, che eseguiscono
senza esser pregati.
Sos ainos si ratant unu cum s'ateru. Gli asini si grattano
l'uno coll'altro. Spagn. Los asnos se rascan uno o otro. Dicesi
degli adulatori, e dei vanarelli che si lodano a vicenda.
Su caminu curzu imbezzat s'ainu. Il cammino corto invecchia
l'asino. Ha molti sensi, e dicesi quando uno lavora sempre
la stessa cosa, e si annoia.
- Su trottu de s'ainu pagu durat. Trotto d'asino poco
dura. Pesc. Dicesi di un pigro che dura poco nella fatica
presa con impeto, o costretta: presa la simil. dalla bestia che
trotta un poco finché sente il dolore della percossa.
- Quie samunat sa conca ad s'ainu, perdet trabagliu et sabone, (altr.) perdet sa liscìa et s'istentu. Ital. Chi lava
la testa all'asino perde il ranno ed il sapone. Si dice ad
uno che mai si emenda.
- Non bessìre dai su camminu de s'ainu. Non uscire dalla
strada dell'asino.Dicesi di uno che ripete la stessa cosa,
presa la simil. dall'asino che gira continuamente intorno alla
macina.
- Sos factos anzenos imbezzant s'ainu. I fatti altrui
invecchiano l'asino. Dicesi di uno che si prende briga degli
affari altrui, e non si cura dei propri.
- A tempus riet s'ainu. A tempo ride l'asino. Dicesi
ironicamente quando uno risponde inopportunamente.
- Su preideru est s'ainu de domo. Il prete è l'asino di
casa. Ital. Chi ha prete in corte fontana gli risorge,
Pesc. Il prete porta il peso della casa, come la bestia la mola.
Il prete è che nobilita ed arricchisce la casa. Ora questo proverbio
vorrebbe riformato.
- Sos bestieres component finzas s'ainu. I vestiti fanno
comparir anche l'asino. Lat. Vir bene vestitus pro vestibus
esse peritus. Creditur a mille quamvis idiota sit ille. Di un
ignorante ben vestito.
- Ad su mese de maju horriant sos ainos. Nel mese di
maggio ragliano gli asini. Dicesi quando uno fa una cosa senza
fatica e per obbligo.
- Horrios de ainu, non alzant a chelu. Gall. Roncu d'asinu
non alz'a cieli. Raglio d'asino non sale al cielo. I cattivi desideri non offendono agli altri.
- S'ainu bolat. L'asino vola. Lat. Testudo volat.
Dicesi a quelli che credono tutto.
- Finzas s'ainu hat sa virtude sua. Anche l'asino ha
la sua virtù. Dicesi di uno che sebbene inutile, è buono a
qualche cosa. Tutti siamo utili e necessari.
- Trabaglia che ainu, et mandiga que cavaglieri. Si trabaglias
que cavaglieri, mandigas que ainu. Se lavori come asino,
mangierai da cavaliere; se poi lavori che cavaliere mangierai
come un asino. Così rispose una popolana ad un nobile poltrone
che l'aveva dimandata in isposa. Avviso alle donne vanagloriose.
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BREVI NOTE BIOGRAFICHE DEL CANONICO GIOVANNI SPANO
GIOVANNI SPANO nasce a Ploaghe (Sassari) l'8 marzo 1803. A Sassari, compiuti i primi studi presso la scuola dei padri Scolopi, consegue il diploma di maestro e si laurea in Teologia nel 1825; due anni dopo è ordinato sacerdote. Tra il 1831 e il 1834 si trasferisce a Roma, dove approfondisce lo studio dell'ebraico, del siro-caldeo, dell'arabo e frequenta corsi di Greco, Archeologia e Fisica. Rientrato nell'Isola, nel 1834 è professore di Sacra Scrittura e Lingue Orientali all'Università di Cagliari. Fonda il Museo Archeologico, l'Orto Botanico e il noto Bullettino Archeologico Sardo. Nel 1859 è Rettore dell'Università e, nel 1871, è eletto Senatore del Regno. Innumerevoli le sue opere, tra le quali Ortografia sarda nazionale (1840), il Vocabolario sardo-italiano e italiano-sardo (1851-52), e la raccolta di Canzoni popolari inedite ... (1863-67). Muore a Cagliari il 3 aprile 1878.
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