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Icona morso L'ASINO NEI PROVERBI DEL CANONICO GIOVANNI SPANO 1
Le molente sarde, petit, agile, infaticable, plein de force, de feu, d'intelligence et de docilitè. n'a rien de la lurdeur, de la mauvaise gráce, ou de l'obstination de baudet, Valery, Voyage, p. 67

Ainu, Log. e Sett.; Molenti, Mer.; Asino, Ital.

Oh la paziente bestia, il sardo camelo! Quanta istruzione tu non porgi all'uomo! Quanti avvenimenti, quante savie ammonizioni gli uomini non ritraggono dal tuo pacato istinto!

Tu il simbolo della pazienza, e dell'irascibilità, della bellezza e della deformità, dell'ignoranza e della saviezza, della fatica e dell'inerzia, dell'ostinatezza e della docilità, della ricchezza e della miseria, della temperanza e della lascivia!

Tu vivi nelle case cogli uomini, ed hai il privilegio di entrare nei loro appartamenti, addimesticandoti con loro; eppure sei il più abbietto: piccolo, sei accarezzato e baciato; grande, odiato ed avvilito, e di te un ammasso di paradossi formarono gli uomini!

Da te i poeti antichi trassero belli avvisi (Om., Iliade, lib. XI) coi paragoni di un Eroe che mostra fortezza e valore. -

I Patriarchi ed i Profeti attinsero dai tuoi attributi sublimi e graziosi concetti di tanti vaticini (Gen. XLIX, 14; Jud. XII, 13, ecc.).

I moderni fecero elogi delle tue qualità: Le molente sarde, petit, agile, infaticable, plein de force, de feu, d'intelligence et de docilitè. n'a rien de la lurdeur, de la mauvaise gráce, ou de l'obstination de baudet, Valery, Voyage, p. 67.

  • Est mezus ainu biu qui non doctore (altr. caddu) mortu. È meglio asino vivo che dottore morto. Lat. Melior est asinus vivus leone mortuo. Vale meglio una cosa piccola e goderla, che una grande ed aspettarla. Metaf. dei piaceri e delle virtù. Prov. Epicureo, nel senso dell'Eccl. IX, 4. Canis vivus melior est leone morto.

  • Prende s'ainu inue narat su padronu, et si morit, est a contu de su padronu. Legate l'asino dove vuole il padrone e se muore è a carico suo. Si avverte l'obbedienza cieca che molte volte non è prudenza.

  • Tantu pro tantu s'ainu si lu mandigat. Tanto per tanto sel mangia l'asino. Dicesi di una cosa superflua che si regala, e non ha che farsene.

  • Samunare sa conca ad s'ainu. Lavar la testa all'asino. Lat. Asino caput lavare.

  • Sa sedda istat male ad s'ainu. Ital. Mal la sella sta a l'asino. Dicesi quando una cosa non istà bene ad uno, o che no è degno di possederla.

  • S'ainu s'abbizzat de su henaru da qui qu'est passadu. L'asino s'avvede della primavera dopo passata. Dicesi di uno che non profitta del tempo, e dell'opportunità, presa la simil. Dall'asino che nella primavera a vece di profittare dell'erba si dà agli amori, e venuta la state si dà a mangiar l'erba.

  • Fagher sa resessida de s'aineddu. Altr. Fagher sa resessida de su pudderigu de s'ainu. Far la riuscita dell'asinello. Dicesi ad uno che è brutto, mentre piccolo era bello. Metaf. Di altre cose morali. Ital. Buon papero e cattiva oca.

  • Si ti dat a calche s'ainu non bilu torres. Se ti dà a calce l'asino non restituirglielo. Vale, non risponder allo stolto. Non pagar colla stessa moneta.

  • Si torras su calche ad s'ainu, dolet plus a tie. Se restituite il calce all'asino, duole più a voi. Cioè scomparite voi; e siete più stolto.

  • Mortu ipsu, mortu un ainu de Roseddu. Morto egli, morto un asino di Rosello. Prov. Da Sassari dove gli asini portano l'acqua della fontana chiamata Rosello. Vedi Ortografia Sarda, parte II, p. 205.

  • Non est bonu a nde bogare mancu un'ainu dai presone. Non è buono né manco a scarcerare un asino. Ital. Si affogherebbe in un bicchier d'acqua. Dicesi ad uno che non sa distrigarsi neppure in cose frivole.

  • S'ainu non mandigat pibere. L'asino non mangia pepe. Lat. Quid asinus de pipere? Dei leziosi.

  • S'ainu non connoschet sa coa finzas qui non la perdet. L'asino non apprezza la coda se non quando la perde. Cioè, il bene non si conosce se non quando si perde. Dunque bisogna aver previdenza.

  • S'ainu corrigidu una bolta faghet de conca. L'asino corretto una volta fa di testa. Vale, che uno debba intender l'ammonizione dalla prima volta.

  • S'ainu da qui non podet plus si corcat. Per più non potere l'uomo si lascia cadere, Pesc. Dicesi di uno che oppresso dalle fatiche non può eseguire l'opera comandata. Più per indicare d'essere molto gravosa.

  • Quie non timet, morit che ainu. Chi non teme, muore come un asino. Sapiens semper timet, Proverb. XIV, 16. Avvertenza ai temerari.

  • Samuna sa cabitta ad s'ainu, ainu est, et ainu s'istat. Lavate la testa all'asino, asino è, ed asino sarà. Dicesi ad uno ostinato.

  • Delicadu que i s'ainu. Delicato come l'asino. Dicesi di uno schizzinoso, presa la simil. dall'asino che è il più pulito nel bevere.

  • Unu contu faghet s'ainu, a'ateru s'ainarzu. Un conto fa l'asino, e l'altro il conduttore degli asini. Dicesi quando uno fa un disegno, ed il superiore comanda il contrario. Oppure quando non riesce un progetto.

  • Sa ruta de s'ainu est pejus de sa de su caddu. La caduta dall'asino, è peggiore di quella dal cavallo. Prov. Letteralmente vero, perché essendo piccoli gli asini, la persona non può aiutarsi cadendo, al contrario nel cavallo. Metaf. Dicesi di un male piccolo che ha funesti effetti.

  • S'ainu fumidu non timet su fuste. L'asino affamato non teme il bastone. Lat. e Gr. Asinus esuriens fustem negligit. Dicesi di quelli che oppressi dal bisogno non si curano di beffe o di vergogna.

  • Non ischire si non su caminu de s'ainu. Non saper altro che la strada dell'asino. Dicesi di quelli che sanno una sola scienza, presa la simil. dall'asinello che batte sempre la stessa strada intorno alla macina. Saper una cosa ovvia che sanno tutti.

  • S'ainu l'hat battidu, s'ainu silu mandigat. L'asino l'ha portato, l'asino sel mangia. Dicesi allorquando uno porta un regalo, o altra cosa, ed egli è il primo a parteciparne.

  • A trabagliare si narat ad s'ainu. A lavorare si dice all'asino. Sogliono così rispondere quelli che sono diligenti nel lavoro, e che non hanno bisogno di stimolo, che eseguiscono senza esser pregati.

  • Sos ainos si ratant unu cum s'ateru. Gli asini si grattano l'uno coll'altro. Spagn. Los asnos se rascan uno o otro. Dicesi degli adulatori, e dei vanarelli che si lodano a vicenda.

  • Su caminu curzu imbezzat s'ainu. Il cammino corto invecchia l'asino. Ha molti sensi, e dicesi quando uno lavora sempre la stessa cosa, e si annoia.

  • Su trottu de s'ainu pagu durat. Trotto d'asino poco dura. Pesc. Dicesi di un pigro che dura poco nella fatica presa con impeto, o costretta: presa la simil. dalla bestia che trotta un poco finché sente il dolore della percossa.

  • Quie samunat sa conca ad s'ainu, perdet trabagliu et sabone, (altr.) perdet sa liscìa et s'istentu. Ital. Chi lava la testa all'asino perde il ranno ed il sapone. Si dice ad uno che mai si emenda.

  • Non bessìre dai su camminu de s'ainu. Non uscire dalla strada dell'asino.Dicesi di uno che ripete la stessa cosa, presa la simil. dall'asino che gira continuamente intorno alla macina.

  • Sos factos anzenos imbezzant s'ainu. I fatti altrui invecchiano l'asino. Dicesi di uno che si prende briga degli affari altrui, e non si cura dei propri.

  • A tempus riet s'ainu. A tempo ride l'asino. Dicesi ironicamente quando uno risponde inopportunamente.

  • Su preideru est s'ainu de domo. Il prete è l'asino di casa. Ital. Chi ha prete in corte fontana gli risorge, Pesc. Il prete porta il peso della casa, come la bestia la mola. Il prete è che nobilita ed arricchisce la casa. Ora questo proverbio vorrebbe riformato.

  • Sos bestieres component finzas s'ainu. I vestiti fanno comparir anche l'asino. Lat. Vir bene vestitus pro vestibus esse peritus. Creditur a mille quamvis idiota sit ille. Di un ignorante ben vestito.

  • Ad su mese de maju horriant sos ainos. Nel mese di maggio ragliano gli asini. Dicesi quando uno fa una cosa senza fatica e per obbligo.

  • Horrios de ainu, non alzant a chelu. Gall. Roncu d'asinu non alz'a cieli. Raglio d'asino non sale al cielo. I cattivi desideri non offendono agli altri.

  • S'ainu bolat. L'asino vola. Lat. Testudo volat. Dicesi a quelli che credono tutto.

  • Finzas s'ainu hat sa virtude sua. Anche l'asino ha la sua virtù. Dicesi di uno che sebbene inutile, è buono a qualche cosa. Tutti siamo utili e necessari.

  • Trabaglia che ainu, et mandiga que cavaglieri. Si trabaglias que cavaglieri, mandigas que ainu. Se lavori come asino, mangierai da cavaliere; se poi lavori che cavaliere mangierai come un asino. Così rispose una popolana ad un nobile poltrone che l'aveva dimandata in isposa. Avviso alle donne vanagloriose.
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BREVI NOTE BIOGRAFICHE DEL CANONICO GIOVANNI SPANO

GIOVANNI SPANO nasce a Ploaghe (Sassari) l'8 marzo 1803. A Sassari, compiuti i primi studi presso la scuola dei padri Scolopi, consegue il diploma di maestro e si laurea in Teologia nel 1825; due anni dopo è ordinato sacerdote. Tra il 1831 e il 1834 si trasferisce a Roma, dove approfondisce lo studio dell'ebraico, del siro-caldeo, dell'arabo e frequenta corsi di Greco, Archeologia e Fisica. Rientrato nell'Isola, nel 1834 è professore di Sacra Scrittura e Lingue Orientali all'Università di Cagliari. Fonda il Museo Archeologico, l'Orto Botanico e il noto Bullettino Archeologico Sardo. Nel 1859 è Rettore dell'Università e, nel 1871, è eletto Senatore del Regno. Innumerevoli le sue opere, tra le quali Ortografia sarda nazionale (1840), il Vocabolario sardo-italiano e italiano-sardo (1851-52), e la raccolta di Canzoni popolari inedite ... (1863-67). Muore a Cagliari il 3 aprile 1878.
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