Cavalli e cavalieri tra gli dei

LE AMAZZONI

Il nome greco di questo popolo di guerriere significa "coloro che non hanno seno", perché la leggenda vuole che esse si amputassero la mammella destra per non essere impedite nel tiro con l'arco e nel lancio del giavellotto In certi periodi si accoppiavano con degli stranieri per avere dei figli: i maschi diventavano schiavi o, a volte, venivano abbandonati Le femmine erano allevate esclusivamente nell'arte della guerra. In. genere, combattevano a cavallo.
Le amazzoni compaiono frequentemente nella mitologia e sono menzionate due volte nell'Iliade (libri III e VI). Ma la partecipazione della loro regina Pentesilea all'assedio di Troia accanto a Priamo e la sua morte provocata da Achille sono delle versioni di epoca posteriore.
Il mito più noto e indubbiamente quello relativo alla nona fatica di Eracle, incaricato di prendere il cinto della regina delle amazzoni, Ippolita. Teseo, compagno di Eracle, fu vittima della loro collera: un esercito di amazzoni invase l'Attica e strinse d'assedio Atene. Teseo ne uscì vincitore, Ippolita fu fatta prigioniera e divenne la sua prima sposa. La vergine guerriera dell'Eneide, Camilla, non ha rapporti con la mitologia greca.1

BELLEROFONTE

Bellerofonte è l'eroe di un antico mito greco di cui esistono parecchie vorsioni di epoche molto diverse. Nell'Iliade (libro VI) appare senza che venga menzionato Pegaso, il cavallo alato di Zeus, che invece in Esiodo compare.
Una versione più tarda, dovuta a Pindaro (Olimpiche) e nella quale figura anche Pegaso, dà ad alcuni personaggi un nome diverso. Quest'ode trionfale è quella che ci è più familiare.
Bellerofonte, discendente del re di Corinto, si trovava alla corte del re di Tirinto, Preto, e la sua grande bellezza attirò su di Iui le attenzioni della regina Stenebea. Ma il giovane respinse i suoi approcci, rifiutandosi di disonorare il proprio ospite. Respinta, Stenebea decise di vendicare l'affronto e andò a dire al marito che Bellerofonte aveva tentato di sedurla.
Non potendolo uccidere per rispetto delle leggi dell'ospitalità, Preto mandò il giovane dal proprio suocero, lobate, re della Licia, con l'incarico di consegnargli una lettera sigillata.
lobate ricevette amabilmente Bellerofonte. La lettera gli chiedeva di metterlo a morte. Ma anche lobate, al pari di Preto, non poteva uccidere sotto il proprio tetto un ospite col quale aveva diviso un pasto. Per non commettere questo delitto spregevole, lobale chiese allora a Bellerofonte di uccidere la Chimera, un mostro con la testa di leone, il corpo di caprone e la coda di serpente, che sputava fiamme.
L'indovino Polido per altro consigliò a Bellerofonte di impossessarsi di Pegaso, il cavallo alato. La dea Atena gli diede una briglia d'oro, grazie alla quale il giovane poté domare il cavallo alato mentre stava bevendo alla fonte di Pirene, vicino a Corinto. Con l'aiuto di quel destriero magico, Bellerofonte riusci a gettare del piombo nella gola della Chimera. Al calore delle fiamme il piombo si fuse e soffocò il mostro.
lobate tentò allora di sbarazzarsi di Bellerofonte mandandolo a combattere il bellicoso popolo dei solimi e le amazzoni sue alleate. Volando ancora una volta sopra le loro teste, Pegaso permise a Bellerofonte di massacrarli a sassate e di costringerli a battere miseramente in ritirata, dato che le loro frecce non riuscivano a raggiungere il cavallo alato.
Infine lobate, preso d'ammirazione, mostrò a Bellerofonte il messaggio di Preto e gli chiese se quello che esso diceva fosse conforme al vero. L'eroe gli rivelò la verità e lobate gli credette, tanto da farne l'erede al trono della Licia e da dargli in sposa la propria figlia Filonoe.
Si offriva cosi a Bellerofonte un avvenire felice, ma l'orgoglio fece commettere al giovane un errore imperdonabile. Egli decise infatti di salire con Pegaso fino all'Olimpo. Pegaso lo disarcionò e continuò da solo fino alla dimora degli dei, mentre Bellerofonte precipitava a terra, dove passò il resto dei suoi giorni, infermo e solitario, come proscritto e come reprobo.


I CENTAURI

Nella mitologia greca i centauri sono delle creature strane, mezzo uomini e mezzo cavalli. La loro origine risale all'amore sacrilego del re dei lapiti, Issione, per la dea Era. Per evitare che Issione insultasse la sua sposa, Zeus diede a una nuvola le sembianze di Era e le diede il nome di Nefele (Ia Nube). Issione l'amò: ne nacque Centauro, il padre dei centauri.
Il cavallo era sconosciuto in Grecia nel secondo millennio a.C..
Non è quindi da escludere che questo animale, la cui importanza era davvero notevole per un popolo di nomadi migratori, fosse oggetto di culto; ed è anche probabile che in alcune regioni lontane, quali la Tracia o la Tessaglia, vivessero delle tribù semiprimitive che si dedicavano all'arnmaestramento degli animali selvatici. I questo modo avrebbe potuto crearsi l'immagine di un essere mitico che univa il cavaliere alla sua cavalcatura.
Salvo qualche eccezione, i centauri erano violenti, selvaggi e brutali e non reggevano il vino.



CHIRONE

Chirone era unn centauro di grande bontà e di profonda saggezza, amico degli uomini e degli dei. Insegnava la musica e la medicina. Alcune versioni ne fanno il re dei centauri. È a lui che venne affidata l'educazione di Asclepio, nonché quella di Giasone e di Achille. Una tradizione più tarda ne fa il figlio di Crono, il quale si sarebbe unito a Filira sotto le sembianze di un cavallo per non essere sorpreso dalla propria sposa, Rea. Stando cosi le cose, Chirone sarebbe stato fratellastro di Zeus, ma i miti più antichi non precisano le sue origini divine, benché la sua immoitalità non sia mai stata contestata. Egli era depositario della saggezza antica sotto la forma immaginosa del cavallo.
Eracle fu la causa involontaria della morte di Chirone. Al momento di compiere la terza delle sue fatiche, vale a dire la cattura del cinghiale di Erimanto, l'eroe si fermò in Arcadia per fare visita al centauro Folo nella sua grotta.Eracle gli chiese del vino e Folo, per accontentarlo, fu costretto ad aprire la giara comune a tutti i centauri. I compagni di Folo, sentendo l'odore del vino e adirandosi nel vedere stappata la loro preziosa giara, assalirono Eracle e Folo. Eracle resistette al loro assalto e uccise alcuni centauri. Gli altri si rifugiarono nella grotta del loro re, Chirone. Questi uscì per vedere quello che stava succedendo. Proprio in quel momento Eracle scoccò una freccia che mancò il bersaglio e colpi Chirone al ginocchio. Soffrendo atrocernente Chirone tornò barcollando nella sua grotta. Eracle si precipitò in suo aiuto. Ma né le cure di Eracle né le capacità mediche di Chirone servirono a qualche cosa. La freccia era stata bagnata nel sangue dell'idra di Lerna, e la ferita avvelenata non avrebbe mai potuto guarire. Perciò, essendo immortale, Chirone era condannato a soffrire per I'eternità.
Per fortuna Zeus autorizzo Prometeo, nato mortale, a diventare immortale al posto di Chirone. Cosi, morendo, il centauro poté mettere fine alle sue sofferenze.

DEIANIRA

Figlia di Oineo, re di Calidone, Deianira andò sposa a Eracle, che per ottenere la sua mano aveva dovuto combattere il dio fluviale Acheloo. Poco dopo il matrimonio, durante un viaggio in Tessaglia gli sposi arrivarono davanti a un fiume in piena. Deianira esitò ad attraversarlo. Se fosse riuscito a portarla sulle spalle, Eracle avrebbe potuto attraversare il fiume a nuoto senza nessuna difficoltà. Mentre rifletteva, Deianira vide avvicinarsi un centauro. Questi dichiarò di chiamarsi Nesso e garantì che con lui Deianira avrebbe attraversato le acque senza pericolo alcuno, perché egli era il traghettatore del fiume. Eracle accettò. Appena compiuta la traversata, Nesso afferrò Deianira e la portò via al galoppo. Eracle senti le sue grida e, preso l'arco colpi Nesso con una freccia in pieno cuore.
Il centauro capi che era giunta la sua ultima ora e disse a Deianira, ancora tremante, che egli conosceva il modo di assicurarle per sempre l'amore del marito, raccogliendo il sangue che sgorgava dalla Sua ferita. Mentre Eracle le veniva incontro, Deianira seguì i consigli del centauro e si affrettò a riempire di sangue una piccola ampolla che portava con sé. Nesso le dichiarò che mescolando quel sangue con olio profumato e cospargendo di quel filtro magico la veste di Eracle, questi non avrebbe più guardato nessuna donna. Nesso morì, e i due sposi proseguirono il viaggio.
Temendo che la principessa Iole le rapisse il cuore del marito, Deianira diede a Eraclo una veste cosparsa del sangue di Nesso. Ma il centauro era stato ucciso dalle frecce di Eracle, immerse nel sangue avvelenato dell'idra di Lerna, e il filtro mortale provocò la morte atroce dell'eroe. Resasi conto del fatale errore, Deianira si uccise.

LE CAVALLE DI DIOMEDE

Diomede, re della Tracia (da non confondere con l'eroe acheo dell'Iliade che porta lo stesso nome), era figlio del dio Ares e della ninfa Cirene. Possedeva delle cavalle che si nutrivano di carne umana, generalmente quella dei viandanti che cadevano in suo potere. Eracle ricevette l'incarico di ricondurre quelle cavalle ad Argo.
Al Suo arrivo in Tracia, Eracle andò nelle scuderie di Diomede e immobilizzò i palafrenieri. Poi attaccò le cavalle a un'unica cavezza e le tirò tutte e quattro fuori della scuderia. Gli animali però scalciavano e nitrivano facendo un tale baccano da dare l'aIlarme. Diomede e le sue guardie accorsero. Il re si gettò addosso all'eroe che lasciò un attimo le cavalle per abbattere Diomede. Gli animali. vedendo il loro padrone a terra, si gettarono su di lui e lo divorarono. Poi, placati, seguirono Eracle fino ad Argo senza ribellarsi.


ELIO

Nella mitologia greca Elio è il dio del sole. Secondo Esiodo era flglio di due titani: Iperione e Teia. Ha per sorelle Selene (la luna) e Eos (l'aurora). La sua sposa era Perseide, che gli diede parecchi figli, fra cui la maga Circe ed Eete. Elio era venerato in modo particolare nell'isola di Rodi, la cui ninfa, Rodo, gli diede sette figlie, le Eliadi, che furono i primi abitanti dell'isola. Infine dall'unione di Elio con la sorella di Perseide, Climene, nacque Fetonte.
In genere Elio era rappresentato nell'atto di condurre il carro del sole, tirato da cavalli che sbuffavano fuoco dalle narici: era il carro che ogni giorno trainava Il sole nel cielo da est a ovest. Elio poteva vedere così ogni cosa, e assistette fra l'altro al cupo rapimento di Persefone da parte di Ade.
In epoca storica Elio fu confuso con Apollo. Soltanto verso la fine dell'impero romano il sole in quanto tale fu oggetto, sotto il nome di Sol Invictus (l'invincibile), di un culto particolare esercitato dalla famiglia degli Aureli, che se ne dicevano discendenti.


PEGASO

Pegaso, il cavallo alato, era figlio di Poseidone e di Medusa; uscì dal collo di quest'ultima quando Perseo le tagliò la testa. Con un colpo di zoccolo percosse l'Elicona e fece sgorgare dal monte la fonte d'Ippocrene, intorno alla quale si riunivano le muse.
L'idea di un cavallo alato è estremamente antica e proviene dall'Asia Minore. Pegaso ha una parte di primo piano nei miti di Perseo e di Bellerofonte.


PELOPE

Pelope, figlio di Tantalo, fece Ia sua prima comparsa nella mitologia quale vittima di un delitto commesso dal padre. Figlio di Zeus, Tantalo invitò un giorno gli dei a banchetto, e per provare la loro onniscienza diede loro da mangiare il suo giovane figlio Pelope. Tutti gli dei se ne accorsero e respinsero inorriditi quel piatto di carne, eccetto Demetra che senza badarvi ne mangiò una spalla. Dopo aver punito Tantalo, gli dei risuscitarono Pelope, e al posto della spalla mancante gliene fecero una di avorio.
Giunto all'età virile, Pelope si mise alla ricerca di un regno. Enomao, re di Pisa nell'Elide, rifiutava la mano della figlia Ippodamia ai giovani che la corteggiavano perché un oracolo gli aveva predetto che sarebbe morto per mano del genero. Enomao possedeva dei cavalli divini, perciò, sapendo di non poter essere mai battuto, proponeva ai pretendenti della figlia di gareggiare con lui in una corsa di carri: se avessero vinto, avrebbero sposato Ippodamia; in caso contrario sarebbero stati uccisi. Già tredici giovani avevano perso la vita in questo modo quando Pelope arrivò a Pisa, con un carro leggerissimo e cavalli alati datigli da Poseidone. Scorgendo però le teste dei pretendenti sfortunati inchiodati alle porte del palazzo di Emomao, Pelope perse il coraggio e ricorse al tradimento per essere sicuro di vincere.
Mirtilo, figlio di Ermes e auriga del carro di Enomao, era innamorato di Ippodamia. Pelope gli promise di fargli passare una notte con lei se gli avesse permesso di vincere la corsa. Siccome Enomao guidava personalmente il carro quando gareggiava con i pretendenti, Mirtilo, accettando l'offerta di Pelope, tolse i perni dagli assali del carro e li sostituì con dei pezzi di cera. Durante la corsa le ruote si staccarono, il carro si rovesciò ed Enomao morì. Pelope uscì quindi vincitore e, non avendo nessuna intenzione di mantenere la promessa fatta a Mirtilo, gettò l'auriga in mare. Sul punto di morire, questi maledisse Pelope, ed Ermes sentì le parole del proprio figlio morente. Pelope diventò re, accumulò ricchezze e onori, ma i suoi discendenti, vittime della maledizione degli dei, erano destinati a non conoscere mai la pace, sebbene Pelope avesse tentato di conciliarsi i favori di Zeus istituendo le Olimpiadi.

POSEIDONE

Poseidone era figlio di Crono e di Rea, fratekllo di Zeus e di Ade. Signore del mare, armato di un tridente, Poseidone era una divinità antichissima, legata all'elemento liquido, all'umidità, e quindi anche alla terra e alla sua fecondità, un dio che provocava i terremoti. Era associato anche ai cavalli,, di cui era il signore sotto il nome di Poseidone Hippios. Una leggenda voleva infatti che quando Demetra, la dea madre, cercava la propria figlia scomparsa, Poseidone si fosse innamorato di lei. Per sfuggirgli Demetra si trasformò in cavalla, e allora Poseidone assunse le sembianze di un cavallo, la sedusse e le diede per figlio il destriero magico Arione, il più veloce di tutti i cavalli.

1 M. STAPLETON - E. SERVAN-SCHREIBER, Le Grand Livre de la Mythologie grecque er romain, Trad. M. Lo Buono, A. Mondadori, Milano 1979, p. 27, 64-66, 76,77, 87,88,143,144 e ss.

 

Amazzoni
Bellerofonte
I Centauri
Chirone
Deianira
Le cavalle di Diomede
Elio
Pegaso
Pelope
Poseidone

Famose per la loro abilità nel tiro con l'arco, le amazzoni si servivano anche di una corta lancia nonché di un'ascia per i combattimenti a corpo a corpo. In genere combattevano a cavallo.









A cavallo di Pegaso, Bellerofonte si accinge ad affrontare la Chimera.
La posizione di Bellerofonte
in groppa all'animale
è dovuta alla testa della capra
(Bassorilievo del V secolo a.C.).










Tifone fulminato da Zeus: è il trionfo dell'ordine greco sul caos primordiale e sulle forze disordinate della natura.



















Mezzo uomini e mezzo animali, i centauri rappresentano gli impulsi selvaggi dell'uomo primitivo.














L'educazione di Achille fu affidata
a Chirone. Il nome stesso di
questo centauro dai molteplici doni
(in greco Kheiron, da kheir,
"la mano") proclama la sua abilità,
che ne faceva un maestro
molto ricercato.



















Disegno tratto dalla decorazione
di un vaso greco: Eracle accorre
in aiuto di Deianira rapita da Nesso.


















Dopo la vittoria di Eracle, i terribili cavalli carnivori di Diomede furono lasciati liberi sull'Olimpo, dove vennero divorati da altri animali feroci.





In genere Elio era rappresentato nell'atto di condurre il carro del sole, tirato da cavalli che sbuffavano fuoco dalle narici.







Dal sangue di Medusa, a cui Perseo ha tagliato la testa, nasce Pegaso.







I cavalli divini che Enomao aveva avuto dal padre Ares, il dio dei combattimenti.





Pelope sulla sua biga vincerà la corsa che ha in palio la mano di Ippodamia. Ma la sua vittoria sarà il frutto di una duplice prevaricazione, che farà cadere la maledizione degli dei su tutta la sua discendenza.











Poseidone Hippios, Signore del mare e dei cavalli.





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