Datti all'ippica! (Breve manuale di ippocoltura)

Cavallo - Generalità

Il cavallo fu indubbiamente uno dei primi animali addomesticati come ne fanno fede i resti fossili rinvenuti in alcuni terreni terziari e quaternari nord-americani ed euro-asiatici. La sua esterna conformazione andò sensibilmente modificandosi a seconda dell'influenza ambientale e dei bisogni dell'uomo; dapprima servì soltanto come animale da traino per uso bellico poi anche per usi civili e, molto tempo dopo, per quelli sportivi.
Nelle steppe asiatiche e nelle pampas americane vivevano numerose mandrie di cavalli semiselvatici detti, rispettivamente, "tarpans" e "mustangs", i primi si ritiene che siano scomparsi sino dal 1760. L'origine di questi quadrupedi si perde nella leggenda, in merito basterà ricordare, oltre ai mitici Centauri, che un tempo si ritenevano di provenienza marina(!) tanto che si chiamarono "cavalloni" le onde di rilevante altezza.
E' un mammifero appartenente all'ordine dei Perissodattili, così chiamati perché hanno le dita - al pari di quelle dell'asino, del mulo e della zebra - circondate da una spessa unghia detta zoccolo; per tal fatto si ascrivono anche ai solipedi per distinguerli dai ruminanti che avendo l'unghia bipartita si dicono fessipiedi: sia gli uni che gli altri sono erbivori, ma mentre i primi sono monogastrici i secondi sono poligastrici.
Un'altra caratteristica anatomo-fisiologica del cavallo è quella della mancanza della vescichetta biliare, o cistifellea, nonché della difficoltà di vomitare a cagione della particolare conformazione del retrobocca e dello stomaco.

Lavoro

Un cavallo da sella percorre, di norma, 100 m in 1' al passo, 200 m al trotto e 350 al galoppo, trasportando un peso di circa 80 kg; il percorso massimo che può fare in un giorno è di 40 km in 5 ore circa.
Un cavallo da tiro, attaccato ad una vettura, può trainare 500 kg percorrendo 8-12 km orari; attaccato ad un carro può trainare 10÷15 q - oltre al peso del veicolo - percorrendo 3 km orari, per la durata massima di 9 ore. Col basto può trasportare, a seconda della taglia e robustezza, da 60 a 100 kg - oltre a 40 kg di peso morto - percorrendo 20÷25 km al giorno per 7÷8 ore.
Tra i galoppatori la maggior velocità riscontrata fu quella sulla pista di Ascot nel 1933, in cui vennero coperti 1000 m in 54'' e 3/5, vale a dire circa 66 km/h; per i trottatori eguale distanza venne percorsa in 1'20''.
Il maggior rendimento si ha tra i 3 e 5 anni: lo sfruttamento può però prolungarsi con profitto sino a 15 anni.
Quando più cavalli si attaccano al carro possono essere posti uno dietro l'altro oppure a tandem (ed allora prendono rispettivamente il nome di stanghe, di mezzo, di rolata) se affiancati si ha la pariglia, la triglia, la quadriglia.
L'addestramento si inizia a circa 18 mesi e viene alle volte prolungato sino ai 30 mesi. Il cavallo ha intelligenza così viva da apprendere rapidamente quanto l'uomo gli insegna e, se ben trattato, gli si affeziona assai .
Prima della domatura si chiama puledro ed in seguito, se privato degli organi sessuali, castrone e se lasciato intero stallone; la femmina, se giovane, si dice puledra e se adulta cavalla e giumenta.
Il suono della voce si dice nitrito, reso potente per la presenza, vicino alle corde vocali, dei ventricoli di Morgagni che agiscono da organi di risonanza.
Il cavallo cresce sino a 5 anni e può raggiungere i 30, si citano, però, casi di straordinaria longevità (specialmente per le giumente) sino a 62 anni! Nella villa Fenarolo, a Pontecolo (Brescia) il 2 novembre 1960 decedette il p.s. "Topolino" nato il 5 maggio 1909, aveva quindi 51 anni: per disposizioni testamentarie del padrone poté trascorrere tranquillamente gli ultimi anni pascolando nei prati della vasta tenuta.
Nel cortile della caserma del 3° Cavalleria Gorizia, a Milano (nota 1a), in una casetta appositamente costruita, viveva pensionato a vita, caso inusato nell'esercito italiano, il cavallo "Albino", l'unico superstite della cruenta battaglia avvenuta il 24 agosto 1942 ad Isbuscenky (nota 1b), nella steppa russa, in cui trovarono gloriosa morte quasi tutti i cavalleggeri (nota 1c) ed i loro fedeli quadrupedi. L'avvenimento - che è stato anche oggetto di una ben riuscita riproduzione cinematografica di Carica Eroica, regia di De Laurentis - ha un'importanza storica perché costituisce un nobile testamento dell'aristocratica arma ormai superata dall'avvento dei carri armati, come non senza un nostalgico rimpianto, egregiamente venne messo in risalto nel suddetto film. "Albino", negli ultimi anni, per quanto orbo ed indebolito dagli acciacchi della vecchiaia, quando sentiva suonare uno squillo di tromba drizzava le orecchie ed un fremito sembrava percorrerlo tutto quasi a ricordo delle leggendarie gesta a cui ebbe a partecipare. Per alleviargli la solitudine gli venne posto a fianco un asinello, "Mariolino" col quale subito fraternizzò: entrambi, ormai ben noti per i ripetuti articoli riportati dai giornali, ricevevano frequenti visite anche di intere scolaresche. Successivamente venne condotto a Merano ove morì il 21 novembre 1960 alla età di 28 anni; (nota 1d) le sue spoglie imbalsamate furono trasferite a Torino nella Caserma del Regg.to "Savoia Cavalleria".
La mattazione del cavallo si attua con un colpo di mazza sulla fronte.
Le spoglie vengono in vario modo utilizzate: il consumo della carne nella alimentazione umana (ippofagia) risale presso molti popoli barbari ad epoche assai remote, da noi, invece, conta meno di un secolo: mangiata dapprima con una certa ritrosia venne gradatamente apprezzata nel suo reale valore sia allo stato fresco che sotto forma di salumi.
Con la conciatura della pelle si ottiene un buon cuoio usato per mantici di carrozzerie, con i crini si fanno le spazzole, imbottiture ed archetti da violino, col sangue defibrinato prodotti decoloranti per zuccherifici e sieri terapeutici, con le ossa, le unghie, i tendini nero animale, bottoni, colla, concimi ecc.
Gli assi delle piste, sia di corsa che da trotto, dopo aver mietuto ripetuti allori, vengono passati alla riproduzione, anche se in verde età, continuando così a fornire lauti introiti ai fortunati proprietari, per le ben rimunerate monte. E' il caso di «Hyperion», notissimo campione degli ippodromi inglesi, che andò in pensione all'età di 29 anni e dopo aver messo al mondo una discendenza di 744 figli, di cui non pochi furono a loro volta vincitori di importanti gare.
Il capitano Caprilli, già onore e vanto della Scuola militare di applicazione di Pinerolo1 ha lasciato un prezioso patrimonio di norme ippiche universalmente apprezzate: tra l'altro fu l'ideatore della «equitazione naturale a staffa corta» in pieno contrasto con l'allora vigente «grand dressage» basato su di una serie di figure così artificiose che un cavallo mai eseguirebbe spontaneamente in quanto dettate da irrazionali capricci della moda: col suo principio, che ebbe poi ad affermarsi in quasi tutti i Concorsi internazionali, liberò il nobile destriero dalle futili bardature che ne inceppavano i movimenti impedendo ad esso ed al cavaliere di apparire uniti da un amoroso patto di quasi fraterna collaborazione.
Attualmente negli ippodromi sono in vigore due metodi totalmente contrastanti: quello inglese caratterizzato da staffe e redini piuttosto lunghe e dal fantino in posizione quasi verticale e quello americano con staffili e redini cortissime in modo da obbligare il fantino a rimanere prono sulla criniera così da gravare prevalentemente sul garrese.
Il regresso della ippicoltura è stato in questi ultimi anni, ed in quasi tutti i paesi, molto rapido e sensibile; da un rapporto dell'ONU risulta che negli Stati Uniti si è scesi da 21 milioni a circa 4 milioni e poco diverso altrove: da noi per es. da 2 194 000 capi siamo retrocessi a meno di 350 000! Unica spiegazione della imponente diminuzione del fedele compagno dell'uomo, da oltre 6000 anni, in pace e in guerra, fu precipuamente il rapido diffondersi del traffico ferroviario nonché l'eccezionale sviluppo della motorizzazione, sia cittadina che rurale, ed anche militare1: nelle aziende agrarie il lavoro di un modesto trattore sostituisce oggi 4-5 cavalli, nei viali delle città non si vedono più gli aristocratici crocchi trainati da maestosi carrozzieri, gli squadroni di cavalleria, già orgoglio di molti Stati, sono rimasti un nostalgico ricordo, perché totalmente debellati dai mastodontici e roboanti carri armati.
Tutti gli studi che anche da noi si stavano perseguendo per la creazione di un cavallo da tiro rapido hanno bruscamente perduto la loro importanza così come non è rimasta che l'unica oasi dei soggetti da pista. E se la nostra riduzione non è stata ancora più accentuata va ricercata nel notevole aumento del consumo della carne equina, tantochè, non bastando quella nazionale, negli anni scorsi se ne importò per oltre 100 mila q; non è, infatti, infrequente il caso di un agricoltore che si veda contendere un bel puledro, su cui aveva messo gli occhi, da un danaroso produttore di salumi e bistecche!

Appiombi

Quando un cavallo poggia sul terreno i quattro arti si dice in stazione che può essere libera o di riposo oppure forzata; se si corica si ha il decubito, distinto in laterale, sternale, dorsale, costale; una posizione di mezzo è l'assisa, tipica dei carnivori, mentre negli erbivori viene assunta soltanto in caso di gravi coliche.
Per la esatta conoscenza della conformazione del corpo occorre piazzare l'animale su di un terreno perfettamente piano in maniera da poter tracciare, idealmente, nella direzione degli arti, visti di fronte, di fianco e di dietro, delle linee verticali, in rapporto al suolo, denominate appiombi, onde accertarsi se essi sono regolati od irregolari: in quest'ultimo caso si usano i vocaboli serrato, aperto, fuori e sotto di sé ecc.

Andature

I movimenti che un cavallo compie camminando sono: il passo (lento od accelerato), il trotto (normale o rotto), il galoppo e l'ambio che consiste nel poggiare sul terreno più o meno velocemente, i due bipedi laterali alternativamente: è questa un'andatura assai comoda per il cavaliere, tanto da essere stata preferita nel Medio Evo, specialmente dalle donne, ed ancora oggi dai gauchos argentini, perché lo spostamento sulla sella anziché verticale è orizzontale e quindi molto meno faticoso.
Altre andature, di cui alcune tipiche dei cavalli da maneggio e da Circo, sono: il rinculo, il salto, la ciambella, la piroetta, la voltata, il salto a montone, il nuoto ecc.
I movimenti da fermo si riducono all'impennata ed al calcio.

Scuderia

Il cavallo è un animale assai delicato e pertanto richiede locali non piccoli né sporchi, né oscuri, né umidi; nei paragrafi che seguono si indicano quelle che sono le norme particolari a cui devono rispondere...
L'esposizione volgerà a nord nelle regioni calde ed a sud nelle fredde: l'interno sarà convenientemente riparato in modo che la temperatura si aggiri sui 12-18° C.
La forma può essere rettangolare o circolare: quest'ultima è poco adoperata perché richiede molto spazio. La prima si dice semplice o duplice a seconda che gli animali siano disposti su di una o due file (testa a testa o groppa contro groppa).
Il pavimento si costruisce in tasselli di legno (meno economico ma preferibile per quei cavalli che scalpitano molto), oppure in gettata di cemento asfaltato; il materiale prescelto dovrà risultare elastico, durevole, antitermico, antiacido, antisdrucciolevole, disinfettabile, impermeabile.
Per le scuderie di lusso ottimo è pure il pavimento con tappeto di gomma che egregiamente risponde ai suddetti requisiti.
La pendenza sarà minima per non sfalsare gli appiombi, ma sempre tale da permettere il regolare deflusso del liquame nel canaletto di scolo.
La superficie da assegnarsi ad ogni soggetto di taglia normale e non di particolare destinazione (fattrici, cavalli da corsa) sarà: larghezza della posta m 2,35, della zanella m 0,25, della greppia m 0,90 e della corsia m 1,50: in totale m 5 per una lunghezza di m 1,50 ÷ 1,80 ed una altezza di m 3 ÷ 4. Ogni animale verrà quindi a disporre di m² 7,50 e di una cubicità di m³ 25 ÷ 30, tenendo presente che l'aria viziata espirata da un cavallo è di 70 ÷ 75 m³ all'ora: cifre che potranno ridursi nel caso che il ricovero possegga convenienti mezzi di aerazione; comunque esse si riferiscono a scuderie ad una sola fila perché se a due si aumenteranno in proporzione.
La sistemazione può essere a poste o a recinti: la prima è caratterizzata da tutta una serie di divisori fissi, in muratura od, inferiormente, in tavole sormontate da una cancellata in legno od in tubolari di ferro zincato, terminanti nella parte posteriore in una colonnina saldamente fissata al pavimento. Queste divisioni hanno lo scopo di impedire che gli animali possano calciarsi o mordersi: esse saranno alte davanti m 1,20 e dietro m 1,05: posteriormente aperte così da costituire una serie di recinti incompleti, detti stalli, della superficie di m 3,50 x 1,70. L'altezza indicata è quella necessaria ad evitare «l'imbarcamento» che si ha quando gli animali riescono a passare a cavalcioni delle pareti, troppo basse, lesionandosi, più o meno seriamente, le facce interne delle cosce.
I divisori mobili, creati per salvaguardare l'economia e la semplicità, sono costituiti dai battifianchi, e cioè da bastoni tenuti sospesi, orizzontalmente, al soffitto mediante funi e terminanti in un uncino che automaticamente lascia cadere il battifianco (saltarella) quando un peso venga a premere su di esso: e ciò allo scopo di evitare il citato inconveniente che in questo caso sarebbe ancor più facile.
Ai divisori completi appartengono i «boxes» ed i «paddoks»: i primi si pongono di solito alle estremità delle file delle poste ed hanno una superficie di m 4 x 4 ed assai più (anche 25 m²) se destinati a fattrici con redi: essi sono provvisti di mangiatoia e rastrelliera, di cui una più bassa da servire al puledrino; l'animale rimane completamente libero di muoversi. Sono usualmente adottati anche per cavalli da corsa. I «paddoks» differiscono per comunicare con un recinto all'aperto: sono destinati a soggetti giovani a cui la stabulazione permanente non è giovevole.
La mangiatoia non deve essere di legno perché agevola l'insorgere del vizio del «ticchio», a prescindere dal fatto della sua minor durata, della possibilità di scheggiarsi e ferire gli animali ed infine di poter dare ricetto a parassiti.
La sezione può essere rettangolare o semicircolare, però sempre con i bordi arrotondati. Per la capacità è da ritenersi sufficiente quella media di cm 60 x 30 x 20; l'altezza varierà a seconda della taglia dei soggetti. Lo zoccolo sarà assai rientrante onde creare un vuoto sotto la greppia, utile per evitare che gli animali possano urtarvi con i ginocchi.
In taluni casi la mangiatoia è costituita da una bacinella mobile detta portabiada.
La rastrelliera è una gabbia di legno o di ferro ad elementi verticali atta a contenere la foraggiata: può essere collettiva oppure individuale e di varia forma. Giova, quale esercizio muscolare del collo, per abituare l'animale a tenere la testa alta ed, inoltre, per risparmiare foraggio: presenta però l'inconveniente del pulviscolo che cade sugli occhi dei cavalli: è quindi preferibile che sia bassa e cioè al livello del pavimento, il che risponde anche alle condizioni naturali; l'altezza sarà di 20 ÷ 30 cm e la bocca di 30 ÷ 35 cm.
Il mezzo d'attacco alla mangiatoia è di solito costituito da una fune con un capo attaccato alla cavezza e l'altro ad una palla di legno scorrente attraverso un anello fissato alla mangiatoia in una apposita scanellatura: in tal modo si elimina il pericolo che colpisca gli arti. E' preferibile la corda alla catena potendo questa produrre escoriazioni e perché in caso di incapestratura quella è facile tagliarla.
Per l'abbeverata in scuderia si può ricorrere al mezzo di far scorrere l'acqua nella mangiatoia, se di cemento; molto più razionali sono le tazzette o coppe metalliche, già descritte in precedenza.
Per le finestre, sfiatatoi e ventilatori nulla c'è da aggiungere a quanto esposto nella Parte generale.
Le porte saranno larghe m 1,20 ÷ 1,50 ed alte m 2,30 ÷ 2,60 e si apriranno verso l'esterno o meglio saranno di tipo scorrevole.
Il fienile in molte scuderie è posto nel sottotetto ed il foraggio si scarica giù mediante una botola; la pratica non è però raccomandabile per la polvere che si produce.

Riproduzione

La pubertà si inizia più o meno presto, per entrambi i sessi, a seconda della razza, alimentazione, clima e sfruttamento. La puledra, infatti, può entrare in calore a meno di 14 mesi: è però evidente che sarebbe un errore farla coprire così giovane perché il suo organismo, ancora in via di accrescimento, non offrirebbe una sicura garanzia per una robusta figliatura. Si attenderà, quindi, che abbia compiuti i 3 anni: altrettanti ne avrà il maschio; a questo si concederà dapprima un solo salto al giorno ed in seguito due, opportunamente distanziati e con periodi settimanali di riposo in modo che possa coprire, per la durata di una stagione, 40 cavalle.
La facoltà genesica non si protrae di norma oltre i 15 anni, anche se Aristotile cita il caso di uno stallone che espletò egregiamente le sue funzioni a 40 anni, e se altri A.A. ricordano giumente che partorirono a 35 e 38 anni!
É però evidente che si dovrà dare la preferenza a soggetti in pieno vigore, oltre, ben inteso, a sceglierli perfettamente sani, immuni da vizi d'animo, da tare ossee e difetti d'appiombo, di indole buona e possibilmente dopo un esame del libro genealogico. Tra i metodi riproduttivi, nell'allevamento del cavallo da corsa, come si è già detto, è l'incesto e più precisamente l'accoppiamento tra fratelli e sorelle possibilmente gemelli, in modo da assicurare la maggiore fissazione dei caratteri desiderati.
L'accoppiamento si attua da marzo a giugno essendo la primavera l'epoca più adatta per la procreazione.
I calori si ripetono ogni tre settimane circa.
Quando una cavalla è in calore ne dà segno in modo molto appariscente: scalpita, nitrisce, divarica gli arti posteriori ed emette di frequente dell'orina torbida, striata di sangue e di odore così acuto da eccitare vieppiù lo stallone. Si consigliano due o tre monte nel periodo mestruale, distanziate 2, 3 giorni l'una dall'altra.
Sono da proscriversi le irrigazioni vaginali a base di disinfettanti, attuate poco prima dell'amplesso, in quanto capaci di annullare la facoltà vitale degli spermatozoi; è soltanto ammesso di disinfettare la vulva con una soluzione di creolina o lisoformio al due per cento.
Monta. Quella a mano è la maggiormente praticata: la cavalla viene tenuta saldamente per la cavezza, dopo averle impastoiati gli arti, perché ribellandosi non offenda con calci lo stallone. La monta libera vige negli allevamenti bradi: non venendo sorvegliata né guidata non si possono con essa attuare metodi selettivi. Nella monta mista i due riproduttori sono lasciati in un apposito recinto, previa sferratura della cavalla.
L'usanza di gettare un secchio d'acqua contro le cosce della femmina, subito dopo il coito, col pretesto di meglio assicurare la fecondazione, è cosa empirica, inutile e spesso dannosa.
Se la giumenta fosse di valore converrà proteggerle il collo, con una coperta, dai morsi dello stallone.
La tariffa del salto è naturalmente in rapporto alla fama del riproduttore così che alle volte si raggiungono cifre quanto mai cospicue: valga il caso di "Nearco", della scuderia milanese Tesio, che mai conobbe sconfitte negli ippodromi: abbandonate le piste e passato nella categoria razzatori, fu ceduto per 60 mila sterline e poco dopo rivenduto ad un Sindacato di allevatori, ad un prezzo doppio, non per questo risultò un grosso affare perché, alla media di 30 monte annuali ed al tasso di 2 mila sterline ciascuna, ne risultò che in soli due anni i fortunati proprietari incassarono la somma versata.
Discendenti di questo grande campione continuano a prolificare nei più importanti allevamenti di tutto il mondo. Come si vede si tratta di un caso in cui "pagare a peso d'oro" risulta cosa inferiore alla realtà: valga in proposito anche l'esempio di "Nashua", nipote del precedente, che fu venduto per 1.251.000 dollari, pari a duemila lire il grammo e cioè circa tre volte il valore di allora dell'oro. Il trottatore "Buckpasser", campione dell'anno 1966, fruttò al suo proprietario, in una sola stagione, 900 milioni; passato all'allevamento fu venduto ad un Consorzio per quasi tre miliardi e per ciascuna monta vennero chiesti 13 milioni! Ne vi è da meravigliarsi se si considera che il già citato "Eclipse" fu venduto nel 1770 per 2200 ghinee, somma ritenuta a quei tempi enorme e che, intrapresa la carriera di monta la continuò, caso unico, per 25 anni al tasso medio di 50 ghinee per ogni amplesso!
Gravidanza. Dura in media 11 mesi, può però anticipare a 10 o ritardare a 12 mesi. In questo periodo l'animale deve essere nutrito più sostanziosamente, dandogli buon fieno, avena, orzo, beveroni ecc., si avrà inoltre cura di non sottoporlo a lavori pesanti, a corse troppo lunghe, a percosse: si eviterà che subisca urti o beva acqua troppo fredda od ingerisca foraggi bagnati o purganti energici.
Sono segni probabili dell'avvenuto concepimento: la scomparsa dei calori, il mutamento del carattere, l'aumento del peso, l'ingrossamento dell'addome (dopo il terzo mese). Un mezzo più sicuro si ha dalla esplorazione rettale oppure dalla palpazione addominale, sul fianco sinistro poco sopra la mammella, che permette, però soltanto nell'ultimo mese, di percepire i movimenti del feto. Nei periodi precedenti si può però avere un responso probatorio ricorrendo alla reazione della orina o del sangue inoculati in topoline o meglio coniglie, nei laboratori zooiatrici: della prima basta inviarne circa un bicchiere e del secondo 250 cm².
Parto. La vigilia dello sgravio è preannunciata dal rilassamento dei muscoli sacrali, dall'arrossamento e tumefazione della mucosa vulvare ed infine dalla uscita dai capezzoli delle prime stille di colostro. L'animale si mostra inquieto, si guarda i fianchi, si corica o divarica spesso gli arti posteriori.
Dopo reiterate contrazioni uterine, compare la borsa delle acque e dietro ad essa gli zoccoli anteriori o posteriori del feto, quando la presentazione sia normale: in tutti gli altri casi, di distocia, si dovrà fare al più presto ricorso all'opera del veterinario.
La cavalla partorisce di solito in piedi. Avvenuta spontaneamente la rottura delle borse, e relativo spandimento del liquido amniotico lubrificante, le doglie si accentuano ed il feto viene alla luce con gli occhi aperti.
Soltanto quando si riscontrasse che la partoriente continua ad esaurirsi in conati, si potrà intervenire - e sempre dopo essersi bene accertati che la posizione del feto sia normale ed essersi accuratamente lavate le mani - afferrando gli arti del feto ed esercitando delle regolari trazioni ritmicamente ai movimenti della partoriente. Ad espulsione avvenuta, la madre provvede coi denti a lacerare il cordone ombelicale: da questo momento, cessato ogni rapporto diretto con la genitrice, il rede incomincia a respirare: all'allevatore non resta che apprestare le dovute attenzioni all'uno e all'altra.
Cure. Al puledrino si deve legare con robusto filo di cotone o di seta, in precedenza tenuto a bagno in alcole, il cordone ombelicale a circa un centimetro dal punto d'inserzione e, quindi reciderlo con un paio di forbici pure disinfettate, un poco al di sopra: ciò fatto si tamponerà la ferita con tintura di iodio per affrettare la cicatrizzazione ed evitare il pericolo di una onfaloflebite: sarà anzi consigliabile di ripetere la disinfezione per più giorni di seguito.
Alla genitrice si laveranno con una spugna, imbevuta di acqua borica tiepida, prima i genitali e poi le restanti parti lordate.
Se il tempo fosse freddo o piovoso le si metterà sul dorso una coperta e si somministrerà un beverone caldo di mezzo litro di vino.
Il puledrino appena nato cerca ripetute volte di sollevarsi finché riesce nell'intento. La madre leccandolo amorosamente gli pulisce il corpo dal liquido vischioso riattivandone in tal modo anche la traspirazione cutanea.
Il rede va tosto alla ricerca dei capezzoli e succhia il primo latte, o colostro, ricco di sali e vitamine e che per le sue proprietà lassative gli libera l'intestino dai residui alimentari, o meconio, della vita intrauterina.
Può capitare, specialmente per le primipare, di doverle per qualche giorno e con molta pazienza, stimolare a lasciarsi avvicinare a tettare.
Il parto è quasi sempre uniparo. Tra le curiosità gemellari ricorderemo quella costituita da un puledrino e da un muletto, dovuta all'essere stata giumenta coperta a breve distanza da un cavallo e da un asino (superfetazione).
La espulsione delle seconde deve avvenire dopo circa 20 ÷30 minuti: in caso diverso si dovrà ricorrere all'opera del veterinario. Trascorso un mese l'utero riprende la sua forma normale, cosicché, ricomparendo i calori, la cavalla può ricondursi al maschio.
Prima di adibire l'animale ai consueti lavori si dovrà attendere che siano trascorsi almeno 15 giorni.

Allattamento

La sua durata ha termine con la eruzione dei denti incisivi, e cioè verso i sei mesi. Nel frattempo si incomincerà a somministrare al puledrino dei pastoni ed un po' di foraggio tenero e gustoso in modo che, abituandolo gradualmente al regime solido, si eviteranno i consueti disturbi intestinali dovuti ai bruschi cambiamenti di vitto.
Dopo un paio di settimane si potranno condurre al pascolo, per qualche ora al giorno, madre e figlio e sempreché la stagione lo permetta e l'erba non sia bagnata.
Il foraggio verde è molto raccomandabile per la nutrice in quanto stimola la secrezione lattea, al pari dei consueti beveroni in bianco: anche le carote sono galattofore e siccome sono ricche di sostanze zuccherine e di carotene, fonte della preziosa vitamina A, se ne farà in seguito pure parte e con vantaggio al puledrino.
Si eviteranno in questo periodo le deformazioni scheletriche, l'ingrossamento dell'addome, ed i processi infiammatori delle vie digerenti, con un'oculata alimentazione, non abbondante ma sana, sostanziosa e completata da integrativi minerali-vitaminici.
Già si è detto come sia preferibile che nella scuderia esista un angolo o "box" ove il nato possa muoversi liberamente; il pavimento sarà fornito di abbondante lettiera.
Verso gli 8 mesi, ultimato il divezzamento, gli si somministrerà l'ordinaria foraggiata.

Alimentazione

Ai cavalli si addicono in modo particolare l'avena, il fieno, l'orzo, le fave, le carrube, i panelli e la crusca, oltre al fieno. Superfluo ricordare come la razione debba essere in rapporto all'età, alla taglia ed al lavoro a cui gli animali sono sottoposti.
Mentre per i giovani e le gestanti si richiede una razione a rapporto stretto, per gli adulti, e specialmente nel periodo di riposo, sarà invece a rapporto largo. Di pasti se ne dànno, di solito tre al giorno. Si riportano soltanto pochi esempi tipici di razioni, potendo gli stessi variare a seconda dei mangimi disponibili.
Puledri: fieno kg 2,500, avena (od orzo o mais) litri 0,500, fave od altre leguminose 0,500, paglia a volontà.
Adulti: fieno kg 6 ÷ 8, avena litri 10 ÷ 12, crusca litri 6, paglia kg 5; oppure fieno kg 10, panello kg 2, crusca 4, avena 4, pagla 4; oppure fieno kg 8, crusca 10, paglia 12; oppure fieno di leguminose kg 12, avena 10, paglia 8; oppure fieno di prato kg 10, avena 5, carrube 4 e paglia 10.
L'avena o biada è certamente il miglior mangime per gli equini perché, oltre ad essere di alto valore nutritivo, esplica pure un'azione stimolante per l'alcaloide, avenina, che contiene. Prima di usarla va vagliata per liberarla dalla polvere e dagli eventuali semi di loglio che, se in sensibile quantità, possono avere un'azione deleteria sui centri nervosi.
Essendone gli animali molto ghiotti, conviene distribuirla in più volte oppure mescolarla a della paglia trita; per i puledri è meglio schiacciarla con appositi apparecchi. Si scarti quella ammuffita o rugginosa o cariata. La si conservi, come la crusca, in un cassone alquanto sollevato da terra per proteggerla dall'umidità: in esso si potrà riporre anche la misura e il vaglio.
Vi sono allevatori che preferiscono farla prima germinare; all'uopo si sono ideate grandi scaffalature con ripiani riscaldati elettricamente per poterla utilizzare durante la fredda stagione: di recente, però, negli Stati Uniti, questo trattamento è stato pressoché abbandonato perché riconosciuto antieconomico per la sensibile perdita di carboidrati e vitamine a cui si va incontro.
Il pascolo è attuato in quelle aziende che dispongono di ampi spazi erbosi: già si è detto come del moto e dell'aria libera molto si avvantaggi la salute sia dei giovani che degli adulti. Durante le ore più calde estive si proteggerà la loro testa con un cappuccio od un cappello di paglia per evitare facili insolazioni. Le recinzioni elettriche possono ridurre assai le spese di sorveglianza, però gli animali non devono essere completamente abbandonati a se stessi. Sconsigliabilissimo è l'uso delle pastoie causa sovente di abrasioni o di gravi cadute.
I puledri verso i due anni vanno sempre separati per sesso.
Per la bevanda il fabbisogno giornaliero si aggira sui 3 ÷ 4 litri per ogni chilogrammo di alimento secco somministrato.

Castrazione

Questa operazione, che consiste nell'annullamento della facoltà genesica, può essere attuata a scopo economico, per rendere l'animale più docile, oppure a scopo terapeutico per combattere alcune alterazioni fisiologiche, quali la ninfomania ed il criptorchidismo: salvo in quest'ultimo caso ed in quello di stalloni non più atti alla riproduzione, l'età più indicata per castrare si ha quando l'animale ha completato il suo sviluppo, e cioè dai 20 ai 30 mesi.
L'intervento si può fare in qualsiasi stagione, sia col metodo cruento della torsione testicolare sia con quello dello schiacciamento mediante apposite tenaglie.
Qualora si osservi la più scrupolosa asepsi, entro dieci giorni l'animale guarisce.

Pratiche diverse

Età.
La sua conoscenza è al solito basata sull'esame della dentatura ripartita:
quella da latte: m 4/3 + c 0/0 + i 6/6 + c 4/3 + m 4/3 = 26
e quella da adulto: m 6/6 + c 1/1 + i 6/6 + c 1/1 + m 6/6 = 40
le femmine hanno soltanto 36 denti perché prive dei canini o scaglioni.
Entrambe le arcate dentarie, da ambo i lati, presentano tra i canini ed i molari, una lacuna, detta barra, utilizzata per applicarvi il morso.
Di norma per il computo dell'età si parte dall'inizio della primavera per i cavalli da lavoro, ed dal principio dell'anno per quelli di lusso.
Nel linguaggio mercantile si usa dire che il cavallo prende una data età quando è di qualche mese al di sotto si essa; che compie tanti anni quanto effettivamente li ha, ed infine che li ha fatti quando li sorpassa di qualche mese.
Il puledro nasce, quasi sempre, senza denti: dopo 6 giorni e sino a 10 mesi, erompono via via gli incisivi da latte: dagli 8 ai 20 mesi, gradualmente consumandosi, agguagliano, dai 2 anni e mezzo ai 5 si rimpiazzano gli incisivi da latte con quelli da adulto e, quando questi sono livellati, si dice che la «bocca è fatta»; dai 6 agli 8 anni si verifica l'agguagliamento, la comparsa della stella (linea giallastra trasversale sulla superficie dei primi incisivi) e la forma ovale della tavola dentale. A questa ultima età si soleva dire una volta che il cavallo era fuori marca, ma inesattamente perché non mancano altri dati su cui basarsi, ed infatti dai 9 ai 12 anni la superficie della corona degli incisivi assume la forma rotonda, dai 14 ai 17 quella triangolare e negli anni successivi quella biangolare: ma il cavallo è ormai vecchio e quindi la precisazione dell'età ha scarso valore.

Marchiatura. L'identificazione di un individuo, sia per fini zootecnici che mercantili, si fa con la sua particolareggiata descrizione (stato segnaletico), specificando la razza, il sesso, l'età, la statura, il mantello ed i segni speciali. Ad eliminare però ogni possibilità di equivoco, dato che tra gli animali domestici della stessa specie non esistono sensibili differenze, si è da anni pensato di ricorrere a qualche artificioso integrativo che meglio serva ad assicurare l'identità e rendere nel tempo stesso la pratica più facile e spedita: a questo scopo risponde la impressione a fuoco, di numeri (matricola) e sigle, sul collo (sotto la criniera) o su di una coscia o, come si usa per i cavalli dell'esercito, sugli zoccoli.
Governo della mano. Così viene indicata la quotidiana pulizia del corpo dell'animale per agevolarne la normale traspirazione e liberarlo della polvere, dai rifiuti della desquamazione, nonché dal sudore e sostanze tossiche in esso contenute. Tale è l'utilità di questa operazione da potersi compendiare nel motto «buon governo metà foraggio».
É noto in proposito come nessun altro animale presenti un così accentuato e manifesto ricambio cutaneo quanto il cavallo, tantoché, ad esempio, verniciandolo di catrame muore in poco tempo avvelenato.
Gli oggetti necessari al governo sono: la brusca, la striglia, lo strofinaccio, il tortoro di paglia ed il raschiatoio da sudore, per il corpo; il pettine, per la coda e la criniera; la spugna, per gli occhi, le narici ed i genitali; lo spazzolino e l'uncino curapiedi, per gli zoccoli.
La striglia va maneggiata sempre nel verso del pelo, astenendosi dall'usarla per gli arti o per gli animali con pelle delicata o sensibili al solletico. Tanto la brusca che la striglia si liberano dalla sporcizia strofinandole tra loro. Quando gli animali sono parecchi è buona norma igienica quella di conservare, quanto è necessario per ciascuno, in altrettanti sacchetti di robusta tela marcata con il nome dell'animale.
Per un razionale governo, da farsi preferibilmente fuori della scuderia, si richiedono circa tre quarti d'ora, più o meno a seconda delle condizioni in cui si trova l'animale e la destrezza del palafreniere; il lavoro verrà protratto sino a che dalla brusca non uscirà più polvere.
L'intervento può essere di molto agevolato ed abbreviato con apposito attrezzo elettroaspiratore; vi sono tipi utilizzabili pure per irrorare insetticidi o nebulizzare soluzioni disinfettanti.
I cavalli mordaci, durante la manualità, vanno attaccati molto corti ad un anello, infisso al muro, oppure muniti di museruola.

Ingrassamento degli zoccoli. Dovrebbe farsi almeno due volte alla settimana; esso è particolarmente utile col tempo secco oppure alla vigilia della ferratura per rammollire l'unghia.
Ecco la ricetta di un buon impasto (da sostituire l'intonaco di sterco vaccino a cui purtroppo alcuni palafrenieri fanno ricorso): sugna g 500, colofonia g 200 e nero avorio g 20, da fondere a «bagno - maria» od a fuoco moderato e sempre mescolando.

Tosatura. É dagli ippofili assai discussa; il generale non si addice ai soggetti giovani o vecchi o convalescenti o viventi allo stato brado.
Può invece rendersi utile per quelli che hanno il pelo lungo o che lavorando in luoghi polverosi sudano molto; si può fare in autunno, scegliendo una bella giornata ed alloggiando subito gli animali in un ricovero tiepido e somministrando da mangiare.
Bagni. Siano di acqua dolce che marina, sono consigliabili in molti casi, mai però quando l'animale è sudato od ha mangiato da poco, e non prolungandoli se viene preso da brividi. La durata varia da pochi minuti, se l'acqua è fredda, sino a mezz'ora se è tiepida: nel primo caso è bene far muovere, contemporaneamente l'animale: appena uscito dall'acqua lo si strofinerà energicamente e gli si farà compiere una trottata perché subisca una benefica reazione.

Selleria

Gli arnesi del cavallo si distinguono in: da sella o bardatura e da tiro e da basto o finimenti. I primi comprendono: la briglia (morso, barbazzale, testiera, filetto, redini), la martingala (collare e correggia), la sella (arcione, cuscinetto, sedile, ali, cinghia, sottopancia, staffe, feltro).
I secondi, se da carrozza, comprendono: la briglia, il pettorale, od il collare, il reggipetto, le tirelle, il sellino con accessori, la groppiera, il sopraschiena e la braca; se da carro comprendono: la briglia col guinzaglio, il collare, il bastello (portastanghe, sottopancia, braca e reggibraca), la groppiera ed il sottocoda; quelli da soma comprendono: la briglia, il pettorale, il basto, o la bardella per i pesi leggeri, il sottopancia, la braca, la groppiera ed il sottocoda, per quelli pesanti. Sono tutti confezionati prevalentemente con cuoio e canapa e devono rispondere ai requisiti di solidità, leggerezza, riparabilità.
Il suddetto elenco va completato con la cavezza da riposo, la coperta con cinghia, le ginocchiere (da usarsi su terreno viscido), le calze (per gli animali che hanno il vizio di «intagliarsi») ed ancora le garrettiere, il cappuccio, la cuffia, il cappello e la gualdrappa.
Tutti questi oggetti, dopo l'uso, devono essere riposti in un armadio, e non, come è dato spesso di vedere, appesi al muro in balia della polvere e della umidità che in breve tempo li deteriora.

Frodi

Gli interventi illeciti, a cui i mercanti poco scrupolosi assoggettano i cavalli, sono molteplici e non sempre facilmente rilevabili agli occhi di un compratore inesperto.
Il mantello è reso lucido e brillante mediante prolungate cure arsenicali: i peli bianchi del capo, segno incipiente di vecchiaia, vengono tinti di nero: le fontanelle infossate sono fatte scomparire con iniezioni di aria: le cicatrici del ginocchio, garrese e nodello, mascherate con colori o ricoperte di peli appiccati con sostanza collante. Alla mancanza di ciuffo si supplisce con uno artificiale attaccato alla testiera della cavezza: perché la coda si presenti bene arcata se ne recide il muscolo abbassatore. I soggetti troppo vivaci e restii vengono resi tranquilli con temporanea somministrazione di narcotici e sedativi, mentre quelli fiacchi od avviliti si ravvivano con qualche granello di pepe o pezzetto di zenzero masticato ed introdotto lestamente nella apertura anale. Una festuca insinuata a bella posta sotto le palpebre servirà a far credere che ad essa debba imputarsi la lacrimazione e l'arrossamento di un occhio, dovuta invece a grave malattia, come la morva. Per far poi apparire un animale, a seconda dei casi, più giovane o più vecchio, gli si strappano o segano determinati denti o si crea artificialmente col trapano e mastice il germe di fava. La bolsaggine, alterazione dell'apparato respiratorio, viene poco prima mascherata con la forzata ingestione di sensibili quantità di pallini da caccia, mentre per il ticchio d'appoggio si pareggiano i denti inegualmente corrosi.
Alle zoppicature a caldo si ovvia presentando l'animale soltanto quando sia ben riposato o dopo averlo assoggettato a pediluvio, mentre per quelle «a freddo» dopo averlo fatto a lungo camminare: la statura piccola si occulta ricoprendo il cavallo di una coperta con rigature verticali, ed una statura apocalittica con una coperta a righe orizzontali.
I falsi appiombi si fanno scomparire mostrando l'animale su di una posta appositamente costruita e modificata; infine, perché si presenti con la testa eretta ed altera lo si fa correre affiancato ad un palafreniere che regge il cavallo, in prossimità del barbazzale,con una cavezza provvista di redini cortissime.

Vizi

Il restio è quel grave difetto che spinge i cavalli a disubbidire agli ordini di chi li guida: trattandosi di un vizio occulto è per la Legge considerato tra i redibitori, e cioè tale da far sciogliere un regolare contratto di acquisto; è un difetto intermittente perchè gli eccessi possono essere di breve o lunga durata, rari o frequenti, semplici od incomposti (se accompagnati da calci, morsi, ecc.) e verificarsi in scuderia o più spesso fuori quando ha inizio il consueto lavoro. Se è congenito, di solito, è inguaribile, mentre se è acquisito si può spesso intervenire efficacemente quando sia originato da maltrattamenti, bardature inadatte, guida inesperta, lavoro molto faticoso o sete non soddisfatta.
Una pessima abitudine è quella di percuotere gli animali nei loro eccessi di caparbietà: anche in questo caso con la dolcezza si può ottenere assai più che con la violenza: occorre cercare e rendersi conto di quelle che possono essere le cause del difetto, tra cui le anomalie degli organi riproduttivi: trovatele ed eliminatele, anche il difetto scompare.
Il vizio di mordere è pericoloso e fonte di serie preoccupazioni per le responsabilità che ne derivano: preso al suo inizio può eliminarsi, in caso diverso è necessario ricorrere, dopo i pasti, ad una museruola. Anche con le buone maniere, offrendo all'animale qualche leccornia - zucchero, carote, carrube ecc. - lo si può emendare. Altre volte si riesce a raggiungere lo scopo con uno dei seguenti curiosi procedimenti:
1) Si prende un pezzetto di solfato di rame (o vetriolo azzurro) e lo si fa sciogliere in circa mezzo litro di acqua, aggiungendovi poi un po' di sale ammonico sino a che il liquido risulti di tinta chiara. Si inzuppa allora in esso una spugna, la si assicura alla estremità di un bastone e la si avvicina al cavallo che immediatamente tenta di morderla, ma non appena afferratala la respinge disgustato.
2) Si sostituisce alla spugna un pezzo di carne equina ben frolla ed avvolta in una tela: anche in questo caso il cavallo tosto che l'ha addentata, subito la rigetta corrucciato e sbuffante, e se si tenta di riavvicinargliela si ritrae scalpitando: da questo momento abbandona, quasi sempre, ogni velleità di mordere.
Il calciare può essere causato da malanimo o da cattivi trattamenti, spesso è frequente nei puledri allevati allo stato brado; richiede attenzione nell'avvicinarsi all'animale: il rimedio consiste, a seconda dei casi, nello sgridarlo con voce forte o nel rabbonirlo con buone parole e carezze, sempreché non si tratti di indole veramente cattiva perché ogni intervento risulterebbe inutile. Contro l'impennata, tipica di alcuni cavalli di pregio o degli stalloni e dovuta a gaiezza eccessiva sia ad una particolare sensibilità delle barre sia a guida maldestra, si interviene con un colpo di frusta.
Contro il vizio di rodersi la pelle, o di rosicchiare la coperta o lettiera sporca (pica), giova l'applicazione, durante il giorno, di uno speciale alto collare formato da stecche, oppure di due bastoni, uno per lato, con una estremità fissata alla cavezza e l'altra, con una cinghia, ai fianchi, in modo da impedirgli di piegare la testa. Di notte si applicherà invece la museruola.
Contro il ticchio d'appoggio riesce utile spalmare con sostanze amare ed ingrate (fiele di bue, assafetida ecc.) la sede ove il cavallo esercita la pressione dei denti.
Contro il vizio di fregarsi è sufficiente tener pulita la regione anale perché dipende spesso da irritazione dovuta a sudiciume.
Contro il vizio di montare sulla greppia si leghi il cavallo molto corto: se si usano i battifianchi, per evitare guai maggiori, si muniranno, come già si è detto di «saltarella».
Contro il vizio di tirare sulla cavezza si rimedia usando una robusta catena attaccata, ad un anello, al di sopra della mangiatoia, oppure una grossa cinghia che, dopo averla fatta passare tra gli arti anteriori, si allaccia attorno al torace.

NOTE



1 Precisazioni di Onofrio Sperandeo:

- (1a) il nome "Gorizia Cavalleria" fu dato al reggimento temporaneamente nel 1950, dopodiché fu ripristinato il nome precedente "Savoia Cavalleria" (cfr. idem, nota 2 alla Prefazione, pag. 13).

- (1b) non so quanti cavalli morirono, ma tra ufficiali, sottufficiali (tra i quali il sgt. magg. Fantini, che montava Albino) e soldati ne morirono trentadue (cfr. Lucio Lami, Isbuscenskij - L’ultima carica, Mursia, Milano 1971, pag. 239);

- (1c) trattandosi, in origine, di un reggimento di dragoni (Dragons bleus in idem, in cui però non so trovare la pagina), questi militari non possono essere chiamati cavalleggeri, appartenenti cioè della cavalleria leggera.

- (1d)a Merano era stato trasferito il reggimento nel 1957 (cfr. idem, nota 2 alla Prefazione, pag. 13); là Albino morí non il 21 novembre, bensí il 21 ottobre (cfr. idem, pag. 8)

Sommario
Generalità Alimentazione
Lavoro Castrazione
Appiombi Pratiche diverse
Andature Selleria
Scuderia Frodi
Riproduzione Vizi
Allattamento  



REGIONE DELLA TESTA
1, bocca; 2 labbro superiore; 3, id. inferiore; 4, mento; 5, barbozza; 6, punta del naso; 7 narici (froge); 8, naso; 9, fronte; 10, ganasce; 11, guancia; 12, occhi; 13, fontanelle; 14, tempie; 15, orecchi; 16, ciuffo; 17, sincipite; 18, nuca; 19, parotidi; 20, gola; 21, collo; 22, criniera.


SISTEMA SCHELETRICO
1,mascella inferiore; 2, denti molari; 3, osso nasale; 4, id. parietale; 5, id. occipitale; 6, atlante; 7, axoide;, 8, vertebre cervicali; 9, id. dorsali; 10, id. lombari; 11, id. sacrali; 12, id. coccigee; 13, costole; 14, scapola; 15, omero; 16, radio; 17, olecrano; 18, carpo; 19,matacarpo; 20, perone; 21, sesamoide; 22, falangi; 23, bacino; 24, femore; 25, rotella; 26, tibia; 27, perone; 28, punta del garretto; 29, tarso; 30-31, metatarso; 32, falangi; 33, osso navicolare; 34, sterno.



Domatura a Santu Lussurgiu





Addestramento al salto
(da Volpini, Ed. Hoepli)





Addestramento di un puledro trottatore
(da Volpini, Ed. Hoepli)






Salto della doppia staccionata;
Scuola Militare di Pinerolo







Appiombi regolari visti di fianco








«Bottego», p. s. in piena corsa








Prospetto









Pianta








Sezione AB








Prospetto poste e recinti

Prospetto, pianta e sezione di una scuderia per 34 cavalli, con annessi recinti per fattrici, puledri locali per preparazione mangimi, conservazione arredi ed alloggio stalliere1







Poste individuali








Frontali per singoli recinti









Nearco p.s.
(da Volpini, Ed. Hoepli)







Utero di cavalla gravida
(da Borrelli)












Mammella di cavalla alla vigilia del parto
(da Ed. Hoepli)









Tenaglia per tagliare il cordone ombelicale
(da Ed. Hoepli)








Coperta con cappuccio
(da Ed. Hoepli)




Foto di D. Pinna















Fattrice con puledrina (Giralda e Giambellina)
(da Tesio, Ed. Hoepli)











Mascella superiore ed inferiore coi relativi denti.
(da Ed. Hoepli)








Come si presenta la tavola dentale a 4 ed a 6 anni
(da Ed. Hoepli)

























Museruola
(da Ed. Hoepli)










Collare contro il ticchio
(da Ed. Hoepli)



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