I Grandi Campioni

Eclipse Hyperion Ribot Molvedo Tornese Pitagora Amlio

Tutti i cavalli p.s. oggi esistenti, scrive E. Tesio1, discendono in linea diretta dai seguenti tre stalloni: «Matchem» (a. 1748) baio, «Herod» (a. 1758) baio, «Eclipse» (a. 1764) sauro.
Quando i grandi campioni si ritirano dalle corse, e rientrano nella placida vita dei razzatori, mutano assai, ed in meglio, il loro aspetto: le tipiche asprezze del corridore si smussano, le masse muscolari si rassodano con uniformità così che il soggetto assume forme più armoniche.
La maggior parte dei p.s. venne ottenuta con la rigorosa applicazione delle norme che regolano la stretta consanguineità col risultato di assicurare la trasmissione di determinati pregevoli caratteri ma, purtroppo, di dover lamentare una sensibile riduzione di altri pregi quali la prolificità.
I campioni, è ormai assodato, provengono quasi sempre da genitori illustri, basterà ricordare, sempre nel campo dei p.s., questa gloriosa sequela di criniti: «Havresac II», «Cavaliere d'Arpino», «Bellini», «Tenerani», «Ribot», «Molvedo».
Per conoscere sulle piste il valore dei puledri, figli di grandi campioni, occorre attendere che abbiano l'età di 3 anni.
Una cavalla vincitrice di «classiche» può risultare una cattiva fattrice, viceversa una cavalla mai giunta prima in una corsa può generare dei grandi campioni.


É rimasto nella storia ippofila il nome del p.s. «Eclipse» (così chiamato perché nato durante lo svolgimento di una eclissi lunare); vinse tutte le corse a cui partecipò e senza che i fantini dovessero mai frustarlo o semplicemente sollecitarlo; fu un tale fenomeno da entrare nella leggenda come «cavallo alato»: esso costituì sempre un miraggio per gli allevatori che nello svolgimento di due secoli sperarono di poter rinnovare le prodezze dell'eccezionale campione; a tutt'oggi si è solo avvicinato «Ribot». Si ammette che stille di sangue di Eclipse scorrano nelle vene del 75% dei cavalli galoppatori e non è da meravigliarsi se si pensa che gli viene attribuita una diretta discendenza di ben 1435 celebri stalloni!


Gli assi delle piste, sia di corsa che da trotto, dopo aver mietuto ripetuti allori, vengono passati alla riproduzione, anche se in verde età, continuando così a fornire lauti introiti ai fortunati proprietari, per le ben rimunerate monte. É il caso di «Hyperion», notissimo campione degli ippodromi inglesi, che andò in pensione all'età di 29 anni e dopo aver messo al mondo una discendenza di 744 figli, di cui non pochi furono a loro volta vincitori di importanti gare.


«Ribot», della razza «Dormello-olgiata», venne definito il «cavallo del secolo»: in 10 anni di carriera di dimostrò il più grande galoppatore che abbia mai calpestate le zolle delle piste, surclassando tutti gli avversari negli ippodromi non solo italiani ma pure parigini e londinesi; non subì mai sconfitte e tenne sempre alto il prestigio dell'allevamento italiano.
Nel 1960 venne imprestato alla Darby Dan Farm di Lexington (USA) per 880 milioni. Anche suo figlio «Ribocco» si fece onore su molte piste nazionali ed estere.


«Molvedo», figlio del precedente, dopo aver brillato sui traguardi per parecchi anni, passò, al pari di altri suoi simili, alla riproduzione: ogni salto (non più di 20 all'anno) gli era pagato tre milioni e mezzo (per suo padre, negli Stati Uniti, venivano chiesti sei milioni!); la proprietà rinunciò a venderlo per un miliardo!


«Tornese» è stato il più forte trottatore allevato in Italia: dai 3 ai 10 anni ha disputato 211 corse vincendone 126 e guadagnando 341 milioni. Conclusa la carriera agonistica venne acquistato dal Governo e destinato al Centro stalloniero di Reggio Emilia: ogni anno gli venivano assegnate 40 giumente (morì nel mese di settembre del 1966 a soli 12 anni).


«Pitagora»: ufficialmente conosciuto come figlio di Osmaniè, ma che noi 2 consideriamo come figlio di lcare I p.s.i. per averlo sempre sentito affermare, fin da quando Pitagora iniziava la sua carriera di corridore e di riproduttore.
La produzione di Osmaniè era tanto apprezzata che si tentava di far passare per figli suoi tutti i soggetti pregevoli che nascevano nella sua sfera di azione.
Il famoso Pitagora, nato nel 1885 da Nina, figlia di un p.s.o., di cui purtroppo si ignora il nome, fu falsamente battezzato come figlio di Osmaniè. E vero che Nina nel 1884 fu condotta diverse volte al salto di questo stallone, ma poiché i calori non cessavano fu di nuovo presentata al salto, ed essendo Osmaniè impegnato per la monta di altra cavalla, fu accoppiata con Icare I p.s.i. baio, nato in Francia e importato in Sardegna nel 1883.
Nina non tornò più in caldo, e nel 1885 partorì un maschio, Pitagora, al quale fu attribuita la paternità di Osmaniè, perché ad Osmaniè era stata intestata la bolletta di monta di Nina. Evidentemente il proprietario, il quale aveva già prescelto Osmaniè per la monta della sua fattrice, fu contento della sostituzione di paternità del puledro.
Osmaniè era grigio, lcare baio, Pitagora sauro. I figli di questo, da noi conosciuti, erano tutti sauri.
Pitagora fu allevato in Ozieri dal signor Giovanni Comida che lo vendette, puledro, al signor Pietro Moro di Laerru. Il Moro lo iniziò alle corse, e fu il fantino Vincenzo Sechi a montarlo nella prima annata della sua carriera di corridore.
Nel 1889 passò al signor Serafino Delogu di Oristano che lo adibì alla monta; pur continuando a farlo correre.
Pitagora galoppava come un puro sangue e non fu mai battuto.
Il professor Fogliada che ebbe a esaminarlo e premiarlo in occasione della Mostra di Macomer così ne scrisse: «Fu campione di tutta la Sardegna nelle corse, nelle quali era imbattibile; generò una grande quantità di figli, di uno dei quali - Uras - amo riprodurre le sembianze. É un cavallo atletico nella sua misura di m. 1,51 per la sua forza che dimostra nelle prominenti masse muscolari dell'avambraccio, della spalla, del petto, del dorso, della gamba, della coscia.
É l'atleta della specie e della razza, e si capisce che fosse imbattibile su qualunque distanza.
Ha 24 anni e fa la monta ancora come un puledro; sano nei polmoni, nel cuore, negli arti inferiori, logori dalla vecchiaia gli arti posteriori vestigia di corse vinte a centinaia dopo aver coperto ogni anno, e per molti anni, centinaia di cavalle all'anno.
D'indole mite, l'occhio ampio, l'iride color noce, ha le caratteristiche tutte di gran fondatore di una progenie celebre di cavalli orientali nobilissimi
».
(In Giornale d'ippologia (Anno XXII 1909) «L'esposizione di Macomer»).
Riaffermiamo che Pitagora era figlio di Icare I p.s.i. tuttavia, poiché ufficialmente figura figlio di Osmaniè, abbiamo rispettato in questo senso tutte le genealogie della sua numerosa progenie.


«Amlio». Fra gli anglo orientali migliori, adibiti alle Stazioni Selezionate in passato [in Sardegna] figura Amlio, il quale fu il sardo-arabo per antonomasia, quale uno dei rappresentanti meglio riusciti della razza.
La sua fotografia fu riportata nella copertina degli Elenchi generali, e viene riprodotta nelle Riviste, tutte le volte che qualcuno si sforza di sostenere l'indirizzo strettamente orientale ed i buoni risultati ottenuti.
Amlio entrò nel Deposito Stalloni di Ozieri nel 1915, proprio nello stesso anno in cui venivano istituite le Stazioni Selezionate.
Non è quindi un prodotto di dette Stazioni, perché nacque alcuni anni prima della loro istituzione, ed era figlio di Dsingiskan 3/4 s. or. e di Orbelia da Parsifal p.s.i.
Amlio era un bel anglo-orientale, coprì degnamente il ruolo di capostipite nelle Stazioni Selezionate, e fu un ottimo razzatore.
Fu conferito anche a lui il titolo onorifico di sardo - arabo...3


Il già citato F. Tesio ricorda pure che mai un p.s., concepito con la fecondazione artificiale, riuscì a vincere una importante corsa, anche se proveniente da cellule sessuali di famosi riproduttori, e siccome nella spasmodica lotta dell'arrivo al traguardo, giunge primo chi ha maggior potenza di volontà, ne deduce che la fecondazione artificiale non trasmette la medesima quantità di energia che si riscontra con la fecondità naturale e spiega il fatto che con la prima manca la tensione psichica del godimento dell'amplesso, e cioè anche se i caratteri mendeliani sono rispettati integralmente non vengono però potenziati dal vitalissimo fluido nervoso. Ne consegue che la fecondazione artificiale è un processo molto economico e redditizio però, secondo Tesio, consigliabile soltanto per soggetti da macello 4.

1 F.Tesio, Il puro sangue animale da esperimento, 1956, Ed. Hoepli.
2 D. MELONI,Indirizzo Ippico in Sardegna 1874 - 1936, Prem. Tip. Pascuttini&C., Oristano 1936-XIV, pp. 17,18
(In nota1: Il signor Serafino Delogu di Oristano fu un benemerito della Ippicoltura sarda. Egli si dedicò per circa un trentennio alla industria stalloniera privata. Alla grande rassegna di Macomer partecipò con ben 8 riproduttori approvati alla Monta pubblica: Pitagora m. i. - Fiorello b.m.a.o., vincitore del campionato del cavallo Sardo - Tharros - Opoponax - Oleander tutti e tre p.s.i. - Petrarca b.m.a.o. - Arlecchino I e Arlecchino Il meticci anglo orientali, tutti degni di considerazione.
Con questi riproduttori, nonché istituendo e generalizzando le corse, il Delogu diede un onorevole impulso al miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione della piana di Oristano).
3 D. MELONI,Indirizzo Ippico in Sardegna, Op. cit., p. 40
4 M.CORTESE,Piccola enciclopedia pratica dell'allevatore,3^Ed., Ed.Hoepli, Milano 1981, p. 144 e ss.

 


Matchem 1748
nato in Gran Bretagna


Herod 1758
nato in Gran Bretagna










Eclipse, il più famoso galoppatore di tutti i tempi





Hyperion, 1930
nato in Gran Bretagna



Ribot


Ribot nel premio Emanuele Filiberto 1955
(da Tesio, Ed. Hoepli)



Molvedo




Tenerani, primo ad Ascot nel 1948
(da Tesio, Ed. Hoepli)



Tornese


Il grande Pitagora






















Amlio, uno dei migliori esemplari
della razza sardo-araba, operante
nel 1915 nel Deposito Stalloni di Ozieri


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